Le Magiche Lande di Ashura

mercoledì, 18 novembre 2009

RUOLAZIONE, NARRAZIONE, INTERPRETAZIONE.... CHE CONFUSIONE!

 

Ho sempre pensato che le parole “ruolazione” e “interpretazione” fossero sinonimi e che comunque entrambi i termini fossero finalizzati a creare una storia, per raccontarla, con le parole e gli atteggiamenti propri di un personaggio, a un ipotetico pubblico invisibile.

 Sono una principessa del Regno dei Sogni e adesso che finalmente posso interpretare il mio ruolo me ne andrò in giro tra le onde della Grande Rete per scoprire le mie origini e per raccontare a tutti la mia storia.

Credevo che la maggior parte dei giocatori di ruolo del web (per lo meno quelli esperti ed evoluti) fosse dotata di mentalità elastica e creativa, capace di far fronte ad ogni situazione e di cavarsela egregiamente con l'ausilio delle sole parole, senza dover sempre avere la pappa servita pronta da parte di un master.
Il “mio” concetto di ruolazione affonda le sue radici in questa convinzione.

Non avevo mai giocato di ruolo prima di allora, ma con quegli strani tipi potevo essere finalmente me stessa. Raccontavano belle storie e anche se mi guardavano come un essere di rango inferiore, mi divertivo a giocare. Certo i regolamenti erano complicati e loro avevano una vaga puzzettina snob sotto al naso, ma che m'importava? In fondo era solo un gioco... e l'importante era divertirsi... oppure no?Beh... insomma, certo c'era parecchia gente che prendeva tutto troppo maledettamente sul serio, ma la Fantasia è una chiave capace di aprire tutte le porte e alcuni altri sapevano creare mondi sublimi con il solo ausilio delle parole... e le parole diventavano frasi, le frasi crescevano in poesia, e la poesia realizzava uno scambio dell'anima fatto di sintonie profonde.

Ero anche convinta che esistesse un certo numero di giocatori capaci di andare oltre al divertimento finalizzato all'istante, per fissare nella memoria e nell'immaginario collettivo avventure indimenticabili, trasformando il gioco in scrittura creativa di qualità – se non elevata – quanto meno accettabile da parte di un ipotetico lettore non coinvolto nel gioco e pertanto oggettivamente imparziale. Veramente di questo sono ancora convinta e il mio giocare nel play by chat di Ashura e nel play by forum di Dragonisland/Ambar mi conferma sempre più in questa convinzione. Ma parlando di “ruolazione”, “narrazione” – o peggio di “interpretazione”, pare si rischi fin troppo spesso di fare... confusione.Alcuni anni fa, ai primordi della Grande Rete, non era raro trovare siti in cui la gente era disposta a soffermarsi per leggere, approfondire e scrivere a sua volta in un italiano comprensibile (non foss'altro che per farsi bene intendere dagli interlocutori sconosciuti dall'altra parte dello schermo).
E c'erano anche alcuni piccoli mondi virtuali in cui la Poesia e l'Arte andavano a braccetto con il Gioco di Ruolo.
Le storie fantasy derivanti da giocate di ruolo – un esempio per tutti “Le Cronache di Dragonlance” - potevano assumere connotati addirittura epici e trasportare autori e lettori in un mondo parallelo coinvolgente e di elevato spessore narrativo.
Credo di poter affermare con tranquilla sicurezza che, in tali casi, eravamo in presenza di un fenomeno culturale importante che aveva permesso alla ruolazione di evolversi in narrazione a più mani. E il divertimento non era certo inferiore a quello di una giocata fine a se stessa, al contrario!

Talvolta era come essere trascinati nell'immensa vibrazione di un'armonia cosmica che percepivi e cantavi anche se non l'avevi mai sentita prima e non sapevi su quali note si sarebbero dispiegati gli accordi successivi.
Era come volare sulle candide ali di un cigno... una rete immensa di armonia, melodia e sintonie possibili anche a grande distanza.

Ma una rondine non fa primavera e la mia piccola principessa romantica, oggi si guarda intorno smarrita e non riconosce più lo scenario che le gira intorno.

Non so come ci sono finita dentro, ma devo essere capitata in una strana favola che non mi piace. Certo comincia con il solito “c'era una volta” ma il finale è cambiato e al posto del solito, rassicurante “e vissero felici e contenti”, c'è una sola parola che non mi dice niente: “Figo”.

La mia principessa non trova più perle iridescenti di parole da cavalcare, ma numeri incolonnati che marciano compatti come un esercito di carri armati.

Attorno a me c'è tanta nebbia che si addensa a coprirmi gli occhi e la bocca, ovattandomi di oblio.

Un principe non più azzurro ma in bianco e nero la abborda, parlando di statistiche e di mercato. E lei sbadiglia e si assopisce, sognando le vecchie poesie d'amore dei bei tempi andati.

Sogno gli scrigni ermetici che il fondo del mare custodisce sepolti nella sabbia, invisibili ai naviganti che veleggiano in superficie.

Mentre dorme, attorno a lei volano due mosche bianche in via d'estinzione: si chiamano Arte e Originalità, ma è sempre più difficile trovarle in giro per la Rete.
I grandi siti fantasy sono diventati impersonali, spocchiosi e chiusi come sette segrete. Il ricambio generazionale è sempre più rapido e non si riesce neppure ad affezionarsi a qualcuno che subito sparisce dalla circolazione.
Proliferano le communities formato gigante, alle quali magari ci si iscrive a pagamento e lentamente spariscono le piccole realtà accoglienti e un po' grezze, che ti facevano sentire “di casa” fin dai primi saluti.
I lurkers (=guardoni informatici) abbondano e prendono senza lasciare nulla in cambio, se non l'amaro in bocca a chi si è tanto sbattuto per creare un posto “per raccontare storie insieme”.
Ma qualcuno ha scoperto l'acqua calda e rispolverato la parola “ruolazione”. Solo che quella parola ha cambiato bandiera e pare avere assunto tutt'altro significato rispetto a quello che io conoscevo.

Oggi ho incontrato un tizio che mi ha invitato nella sua land. Dice che è un posto magico, dove dovrei trovarmi benissimo, perchè da quelle parti tutti ruolano liberamente. Ci sono andata e devo dire che è veramente molto carino, con tutte quelle immagini animate, le mappe, le gilde, i mercati. Non riesco a capire dove sono gli abitanti però... non ci sono molte parole scritte e neppure storie di gesta e racconti: solo un regolamento, il contesto socioculturale della land e schede di oggetti, nomi. Ah... ho capito: si gioca in chat. Mah... vedremo

Le parole scritte diventano sempre meno importanti e le “land” interattive incontrano il favore di un'utenza vasta, ma frettolosa, che non ha voglia di leggere e scrivere storie. Nascono gli EUMATE (=Entra-Uccidi-Mostro-Arraffa-Tesoro-Esci), che si affiancano ai Power Players ed ai Massacratori e per i ruolatori puri le cose si fanno sempre più difficili. Un tempo la parola “ruolare” indicava un gioco di ruolo per esperti dal palato fine che, non contentandosi più delle giocate di semplice combattimento, si lasciavano coinvolgere dalla trama a tal punto che la Storia diventava il fine stesso del giocare. Così almeno ci spiega il mio amico Chris Tavares Dias, che ha dalla sua prestigio ed esperienza nel campo del GdR e della masterizzazione.
Nelle land ruolare assume tutt'altro significato e diventa sinonimo di “agire come il personaggio”, ma con poche parole e tanti fatti.
La differenza pare una questione di lana caprina, ma è sostanziale.

Mi hanno detto che non so ruolare, che scrivo troppo e annoio il party. Uno del gruppo mi ha ferita gravemente, dopo avermi teso un agguato nella chat del vicolo che conduce alla taverna. Io neppure me ne ero accorta, dato che mi ero fiondata subito nella chat della taverna a bere, ma il moderatore ha detto che avrei dovuto accettare la sfida e combattere e non avendolo fatto mi beccavo i punti ferita e già mi andava bene che quell'altro non avesse fatto punteggio pieno chè altrimenti mi uccideva!
Ma... ma... questo per me NON è ruolare e men che meno giocare di ruolo!

Nelle land i ruolatori cercano avventure veloci, combattimenti frequenti e ricompense interattive da aggiungere al loro zaino automatizzato in stil videogame.
L'interazione tra personaggi non prevede la descrizione del pensiero, dell'emozione e dei sentimenti dei personaggi, ma la semplice descrizione breve di un'azione risolvibile a colpi di statistiche, modificatori matematici e lanci di dado. Se ne vien fuori una bella storia, è un puro caso, ma non è fondamentale.
L'unico imperativo che si pongono i creatori di lands è quello di limitare i Power Players, ma NON i Massacratori, di fatto favorendo un tipo di gioco in cui sono facilmente premiate le azioni puramente fisiche, mentre viene scoraggiato un eccessivo impiego del magico.
Spesso questo induce ad atteggiamenti “scorretti” e tutt'altro che improntati al “fair play” tra i giocatori, il che costringe i moderatori di turno a fare poi la voce grossa e i salti mortali per recuperare i casini che si vengono a creare. E dal momento che i membri di staff non sono mai così numerosi da potersi permettere di presidiare innumerevoli “ambienti di chat”, occorre creare differenze tra i giocatori e nominare sul campo alcuni “comandanti” e “capitani”, che – sempre che non si montino la testa e non diventino tanti piccoli dittatori – si assumeranno l'incarico di monitorare costantemente l'andamento delle chat tematiche per sedare eventuali risse sul nascere e mettere in condizione di non nuocere gli eventuali facinorosi recidivi.

Ma io volevo interpretare il mio personaggio: sono una principessa e non capisco perchè mai dovrei fare tutto quello che dice il capo delle guardie. D'accordo, sono l'ultima arrivata, ma questi comandanti o pseudo tali potrebbero almeno avere la pazienza di spiegare le cose come stanno con una certa chiarezza. Certamente ci devono essere delle regole uguali per tutti, ma... dove stanno scritte? E chi le stabilisce? I comandanti? Ma se sono ragazzini che a malapena sanno la differenza tra un chilo di pietre e un chilo di patate!
Tanto vale inventarmi il mio sito e ruolare per conto mio con gli amici che avranno voglia di interagire con me!

Le romantiche illusioni della mia principessa sono crollate miseramente di fronte alla spocchiosa arroganza di certi comandanti di land virtuali. Se almeno sapessero scrivere e trascinare in avventure coinvolgenti... ma scrivere troppo in una land è sinonimo di noia a quanto pare!
E' questo dunque il nuovo significato della parola “ruolare”? Non più raccontare interpretando, ma interpretare il surrogato del personaggio di un videogame? Sinceramente, con tutto il rispetto, non mi piace!
Ma la confusione raggiunge il culmine quando provi a proporre qualcosa di diverso. Inventi il tuo mondo, gli dai forma, scrivi mille pagine di storia per caratterizzarlo e alla fine, quando hai dato vita ad un'ambientazione credibile e dettagliata, con territori diversi e differenti organizzazioni sociali, culti, razze, popoli, mitologia, animali e piante, con entusiasmo inviti altri a condividerla. E quelli vengono, osservano un poco e subito se ne vanno, commentando con altezzoso disprezzo: “ma qui non c'è spazio per ruolare”, oppure “ma come fai a interpretare il personaggio senza un master che proponga una quest?”, o ancora “troppa roba da leggere... non si capisce niente!”.
Cavoli... neppure la parola “interpretazione” ha più lo stesso significato!
In teatro, mi hanno insegnato che interpretare significa dare corpo e/o voce al personaggio creato da un autore, filtrando i suoi sentimenti e le sue emozioni attraverso la fisicità e la sensibilità dell'attore. E' tutto molto chiaro e non c'è nessun equivoco al riguardo. E' mai possibile che in rete sussistano invece tali confondimenti e che non sia possibile interpretare un personaggio prestandogli le parole, le emozioni e i pensieri di un autore che interagisca con altri autori? E' mai possibile che senza un master/moderatore castigamatti, la gente non sia capace di dar vita a situazioni “giocabili”, “ruolabili”, “interpretabili”, ma soprattutto infine “narrabili”?
Ah... ma tu non capisci. Il mondo si evolve, sei tu che sei rimasta indietro; sei obsoleta: aggiornati!”
Forse sono davvero obsoleta, ma non riesco proprio ad apprezzare il mare di pretenziosa spazzatura scribacchiato nei blog e spesso spacciato come “nuova cultura”.
Non riesco a comprendere la logica di un mondo in cui il tuo valore è stabilito dal numero di “amici” che metti in mostra, amici che magari neppure conosci e che probabilmente neppure si degnano di leggere le cose che hai scritto nel tuo spazio-vetrina!

Non capisco perchè la gente trovi il tempo di passare giornate intere a scambiarsi frettolosi saluti e sciocchi convenevoli nei social network e non trovi il tempo per fare una telefonata ad un amico che non vede da tempo!

E non capisco che ruolare al giorno d'oggi significa avere a disposizione automatismi “fighi” e interattivi, che consentano di concludere in fretta le azioni.

Scusa, se devo concludere in fretta, che gioco a fare? Io quando mi diverto, non vorrei mai smettere!

Quindi, miei cari signori della fretta globalizzata, vi prego, NON visitate il sito di Ashura, poiché non vi trovereste nulla che sia alla vostra altezza: la nostra terra NON è una land di ruolatori come li intendete voi e neppure un contenitore di strumenti per gdr. Ashura non è ancora del tutto compiuta, ma è dedicata soprattutto a coloro che amano LEGGERE e – udite udite – SCRIVERE. Non è necessario essere scrittori eccelsi: per diventarlo occorre perseveranza, costanza e pazienza, ma per scrivere basta la voglia di mettersi in gioco, un pizzico di entusiasmo e di immaginazione.
Lo scenario delle Oasi di Ashura è stato creato apposta per ispirare e narrare, giocando con le parole e con i personaggi. Quindi sappiatelo e - se verrete a visitarci – non aspettatevi di trovare sempre la pappa pronta. E soprattutto, se appartenete alla sofisticata razza dei ruolatori da land, evitateci pure: perderemo tutti meno tempo perchè la vita di Ashura viaggia sulle ali di qualcosa che probabilmente non possedete: la Fantasia!


by Lunastella Tasso

venerdì, 13 novembre 2009

IN VIAGGIO PER LE OASI - CAPITOLO 9

IN VIAGGIO PER LE OASI - CAPITOLO 9

DAL DIARIO DI KRONALL
Anno dei Nove 1232, Mese dell'Aquila Dorata, giorno decimo

Non so se a svegliarmi è stato il ticchettio della pioggia fitta che tuttora perdura in questo territorio dominato dai draghi, dal momento in cui vi abbiamo messo piede, oppure se è tutto causa dell'eccessivo riposo. Non sono infatti abituato a dormire così a lungo, e dalla sensazione di stordimento che ho provato nel momento in cui ho aperto gli occhi ho dedotto di aver occupato questo giaciglio per almeno venti ore.
Avverto ancora dolore alla base del cranio, ma è un pallido ricordo di ciò che ho dovuto sopportare in quella grotta... se chiudo gli occhi, posso ancora rivedere i volti sfregiati dei miei due carcerieri, e quella sporgenza naturale che mi ha donato qualche ora di sonno tormentato al riparo dall'acqua che filtrava tra gli strati calcarei del soffitto.
Posso ancora sentire quelle urla strazianti riecheggiare tra gli anfratti della mia mente, e provo tuttora una leggera ansia come se, per assurda ipotesi, avessi solo sognato di Tracy e di Aldebaran e mi trovassi in realtà ancora racchiuso tra quelle gelide pareti di roccia nel cuore della terra. I miei muscoli sono tuttora contratti e tesi come cuoio indurito al sole... ma più di tutto ciò, quello che ne ha risentito maggiormente è il mio orgoglio.
Scalpita nel mio petto, si impenna come un puledro impazzito, come una creatura i cui neri tentacoli raggiungono ogni parte del mio corpo per infettarlo di odio e rancore.
Stringo i denti, ma il risultato non cambia: sono stato liberato da una cortigiana dalla pelle bianca e delicata come l'alabastro e dalla sua amica strega. Devo la mia vita ad una donna la quale non fa altro che infilarsi nei letti altrui!
Avrei persino preferito che fosse stato un mio nemico a togliermi dalle grinfie dei miei rapitori, per poi tagliarmi la gola... ma questo è troppo!
Già immagino quale sarà il suo atteggiamento ora che sono in debito con lei. Non aspettava altro, quella donna, che di potermi finalmente osservare dall'alto in basso con quei suoi occhi profondi e penetranti come un coltello da cucina.
Non oso pensare a ciò che lei e la sua amica hanno dovuto escogitare per togliermi dai guai, e ho deciso che non affronterò l'argomento con lei. Non voglio fare la parte della principessa liberata, e non mi prostrerò ai suoi piedi non appena la vedrò entrare in questa stanza: se si aspetta tutto ciò, la cara Aldebaran dovrà ricredersi!
Invece di Aldebaran però, è stata la figura di Tracy a farsi vedere per prima. La padrona di casa è veramente molto attraente, ma i suoi modi affettati mi piacciono ancor meno di quelli della mia compagna di viaggio. Ho parlato con lei il meno possibile. E' rimasta a controllare le mie ferite per diversi lunghissimi attimi, che magari avrebbe voluto veder riempiti da parole di ringraziamento da parte mia.
Parole che non si sono nemmeno affacciate nella mia mente e la maga ne è rimasta delusa, anche se non lo ha dato troppo a vedere. Ha però mormorato qualcosa a proposito di "Preziose Lacrime Sprecate per chi non merita" - forse si riferiva ad Aldebaran - e ha lasciato cadere il vassoio col pane e la frutta sul mio letto senza troppa cortesia prima di lasciare la stanza.
L'ho mandata al diavolo diverse volte prima di concentrarmi sulla mappa e riflettere sulla nostra prossima tappa.
Spero che grazie alle direttive di Tracy non sarà difficile attraversare questo territorio senza incontrare ulteriori ostacoli e, buon tempo permettendo, conto di raggiungere il Territorio dei Luoghi Sacri in una settimana di viaggio o poco più.
L'unica cosa che mi preoccupa è la zona boscosa che circonda il Picco Iridians, e che si estende sino all'Istmo di Rauroon a sud (il quale collega il territorio di Iridians a quello dei Luoghi Sacri): decisamente è la via più breve da seguire, ma i boschi come quello, fitti e rigogliosi, mi mettono a disagio. Dato che non esiste nessuna indicazione sulla mappa, ho deciso di chiamarla "Selva Senza Nome".
Meglio evitare l'Antro delle Anime per ora... a meno che Aldebaran non abbia intenzione di trovare clienti anche tra quel cumulo di ossa e cadaveri.
Sembra che abbia smesso di piovere: il tempo di sgranchirmi e rifornirmi di provviste fresche e poi saremo già sulla via per la Selva. E sarà meglio che Milady non abbia di che lamentarsi perché non voglio rimanere in questo posto nemmeno un attimo di più.

Kronall

DAL DIARIO DI ALDEBARAN

Sono semplicemente allibita... Kronall deve essere impazzito, non c’è altra spiegazione!
Addirittura si è permesso di entrare nella mia stanza e svegliarmi di soprassalto per intimarmi di essere pronta entro il tramonto, perché lui non ha intenzione di rimanere in questo posto un attimo più del necessario.
Sulle prime ho persino faticato a capire cosa stava succedendo. Poi, sfogliando le pagine di questo diario, mi son resa conto che è abbastanza normale che voglia andarsene al più presto, dopo gli eventi appena trascorsi. Certe esperienze possono davvero sconvolgere la mente!
La cosa strana è che io non ho alcuna memoria di aver veramente vissuto le cose che ho scritto; per quanto mi sforzi, riesco a ricordare soltanto la cordiale accoglienza di Tracy ed il momento in cui mi sono precipitata fuori dalla stanza dietro al valletto che mi annunciava che Kronall era in pericolo.
Ma adesso sarà meglio che vada a salutare Tracy e mi prepari per la partenza.

DAL DIARIO DI ALDEBARAN

Accidenti a me ed al momento in cui ho scelto quell’uomo impossibile come guida!
Credevo che almeno fosse capace di un pizzico di buona educazione, ma è chiaro che mi sbagliavo.
Tracy era davvero infuriata quando sono andata a salutarla e non ci ho messo molto a scoprire di chi era la causa. Il mio forzato accompagnatore era chino a consultare una mappa del territorio distesa sul tavolo da lavoro della strega e ci voltava le spalle. Da quello che mi ha lasciato intendere il valletto, ho capito che Kronall non deve averla neppure ringraziata per le cure ricevute e per essere stato strappato da quell’infido sotterraneo. Al contrario, pare si sia addirittura permesso di risponderle in malo modo quando lei gli ha chiesto come stava.
Tracy è comunque una gran signora e, nonostante i modi di Kronall, ha voluto a tutti i costi che pranzassimo insieme a lei prima di metterci in viaggio.
“D’accordo – ha concesso Kronall, alzando appena la testa dalla mappa – Così mentre pranziamo, mi spieghi la via più breve e sicura per raggiungere l’Istmo di Rauroon.”
Tracy non l’ha degnato di uno sguardo, cosa davvero strana per una donna tanto gentile, ma mi ha presa sottobraccio e mi ha condotta fino al lussuoso salone da pranzo, dove ci attendeva una lunga tavola apparecchiata con ogni genere di prelibatezze.
Il pranzo è incominciato in un silenzio carico di tensione, con Kronall che divorava avidamente ingenti porzioni di cibo, senza mai sollevare la testa dal piatto ed io che scambiavo imbarazzate occhiate di scusa con Tracy.
Per rompere il disagio, ho pronunciato una serie di convenevoli, ringraziando calorosamente per l’accoglienza e complimentandomi per la splendida casa. Mentre Tracy rispondeva nel medesimo stile, Kronall, con il tempismo di un elefante in cristalleria, ha pensato bene di interromperci. Evidentemente era sazio abbastanza!
“Cerca di finire in fretta il tuo pasto – mi ha detto con un tono che non ammetteva repliche - perché ho studiato la mappa ed ho cambiato idea: è meglio partire quando è ancora chiaro.”
Poi, rivolgendosi a Tracy con voce piatta ed incolore, ha domandato la via più breve e sicura per raggiungere l’Istmo di Rauroon.
“Non avete bisogno di camminare, mia cara Aldebaran… - ha risposto la strega continuando a rivolgersi a me come se Kronall fosse invisibile – La dragonessa sarà felice di portarvi in volo fino all’Istmo, che è il limite estremo del territorio da lei controllato!”
“NON SE NE PARLA NEPPURE! – ha gridato di rimando l’avventuriero – Andremo a piedi! E tu non sognarti di protestare, Milady, altrimenti te ne resti qui e ti cerchi un’altra guida!”
Credo di essere diventata rossa come un peperone. Non osavo neanche guardare in faccia la strega tanta era la vergogna.
“Naturalmente sarò felice di ospitarti per tutto il tempo che vorrai, mia cara. – il sorriso caldo e luminoso di Tracy è divenuto una minaccia inquietante quando i suoi occhi si sono posati su Kronall – Penso sia molto meglio che il tuo amico parta da solo, dato che non è capace di riconoscere gli amici dai nemici.”
“Ti ringrazio, ma non posso accettare… - ho risposto cercando di non guardare Kronall – Ho fatto un accordo con lui e non intendo rimangiarmi la parola data!”
“Capisco… - ha replicato la strega – Mi dispiace vederti sprecare la tua amicizia per un individuo che non si rende neppure conto di quanto sia elevato il TUO senso dell’onore. Ed è un vero peccato privare la dragonessa della possibilità di insegnare un poco di buona educazione a certa gente… ma se proprio vuoi partire con lui, avrai la mia protezione ed i miei amici della Selva Senza Nome non vi faranno alcun male. E’ la strada più veloce per raggiungere l’Istmo. Vi darò anche delle provviste e due cavalli per aiutarvi nel cammino.”
“Niente cavalli! – si è opposto Kronall – Non sappiamo se potremo prenderci cura di loro nel prosieguo del nostro cammino!”
Era davvero troppo. Ho tentato di protestare dicendogli che potevamo sempre venderli più avanti ed ottenerne in cambio denaro bastante per ciò di cui avremmo avuto bisogno. Si è infuriato e mi ha ripetuto ancora una volta che o facevo a modo suo oppure che mi cercassi un’altra guida. Ed ha pure aggiunto che se ho i piedini delicati me ne potevo anche rimanere a casa a ricamare.
Poi si è alzato ed è uscito dal salone sbattendo la porta.
Non ho potuto far altro che scusarmi con Tracy per la sua maleducazione ed affrettarmi a raggiungerlo, dopo aver recuperato in camera i miei bagagli.

DAL DIARIO DI ALDEBARAN:

Siamo di nuovo alle solite. Sono già pentita di non aver accettato l’ospitalità di Tracy quando, abbracciandomi per l’ultima volta davanti al portone del suo castello, mi ha chiesto se per caso non avessi cambiato idea e non volessi restare.
Kronall è persino più scorbutico di quando abbiamo attraversato Nortgarthen, il che è tutto dire!
Da quando siamo partiti dal castello mi tratta malissimo: si rivolge a me solo per impartirmi degli ordini e se solo tento di dire “ma” mi strilla addosso una sequela di improperi impronunciabili. Ed ogni volta conclude dicendo che questi sono i patti, che il capo della spedizione è lui e silenzio.
Sono al limite della sopportazione, ma non voglio dargliela vinta. Credo che dovrò rammentargli che i patti prevedevano anche il rispetto e l’educazione da parte sua, ma se glielo dicessi adesso non so come andrebbe a finire perché avrei soltanto voglia di sfregiargli quella sua bella faccia di marmo con uno dei miei graziosi coltellini! Ma il silenzio non mi costringe a rispondergli e così almeno in questo sono lieta di assecondarlo.
Abbiamo camminato in silenzio fino a che l’ultimo chiarore del giorno non ha lasciato il posto ad una notte nera come la pece, senza luna con dense nuvole basse ad annunciare l’imminenza di un’altra burrasca.
Fortunatamente avevamo già raggiunto la Selva Senza Nome quando i primi goccioloni hanno incominciato a cadere dal cielo. Qui la vegetazione è talmente fitta che neppure la pioggia riesce a penetrarvi, almeno per il momento.
Non accenderemo fuochi per la notte, e questa volta sono anch’io d’accordo con Kronall poiché so bene che le creature magiche che popolano questo luogo non amano il fuoco e potrebbero rivelarsi dispettose, nonostante la protezione di Tracy.
Ho freddo, un freddo che mi penetra nell’anima ed il mio cuore è oppresso dal pesante fardello di dover condividere il mio spazio vitale con questo individuo che ha per me meno considerazione di quanta non ne abbia mostrata ai suoi carcerieri durante il suo soggiorno nella Gora del Fango.
Ora cercherò di dormire un poco, anche se il rombo dei tuoni mi incute un certo timore. E speriamo che la pioggia non sia così forte da penetrare attraverso questo intricato soffitto di fronde e rami!

Aldebaran
postato da AshuraFantasy alle ore 14:29 | link | commenti (10)
categorie: racconti, fantasy, fantasia, scrittura, scrittura creativa, fantastico, in viaggio per le oasi
sabato, 07 novembre 2009

SAMHAIN: QUANDO IL VELO DIVENTA NEBBIA

 

Dall’oriente nebbioso e spento

Già un’alba d’ombra tramonta,

sfera sbiadita in lucore sfumato.

Dietro al sipario memorie del tempo,

confuse voci di vivi e di morti:

dal confine, sussurrano richiami.

Giace il Re dell’Anno, sull’altare,

cervo possente sacrificato,

demonio inquisito dal vincitore

Dorme la terra intrisa di sangue.

Non vi è certezza del ritorno

Nel caldo di un ghiaccio dissolto


 


 

La Ruota dell'Anno ritorna al punto di partenza e la luce lentamente cede il posto all'oscurità, nella stagione del sonno e del sogno, quando la terra si ricopre di un bianco lenzuolo di neve per preparare la gestazione dei nuovi semi che germoglieranno a Primavera.

E' il tempo di Samhain, il Capodanno celtico, quando il velo tra i mondi si assottiglia e gli spiriti dei trapassati sussurrano nella nebbia e ne varcano il confine per tornare - per pochi giorni soltanto - ad interagire con coloro che ancora si muovono sul piano dimensionale del cosiddetto "mondo dei vivi".

E' una festa antica, il cui significato profondo sopravvive nei cuori degli uomini, anche sotto alla patina cristianizzata della festa di Ognissanti.

Il culto dei morti è infatti legato alla Memoria di coloro che ci hanno lasciato e non è difficile riscontrare, nel sacrale tempo dei crisantemi, usanze che appaiono superstiziose, ma che sono in realtà ascrivibili a quel tempo antico in cui i nostri progenitori celti dimoravano in gran parte dell'europa.

Ricordo ad esempio che mia nonna, pur essendo fervente cattolica, manteneva l'usanza di lasciare la tavola apparecchiata nella notte tra la festa dei santi e quella dei morti "perché i morti potessero venire a mangiare alla tavola dei vivi" e guarda caso, al banchetto di Samhain si usa apparecchiare un posto in più per gli abitanti dell'Altromondo che vengono in visita nel nostro.

Per il druidismo Samhain non è soltanto una ricorrenza di commemorazione e soprattutto non è ammantata di mestizia e lacrime come avviene per le feste cattoliche dei Santi e dei Morti. Al contrario, così come - secondo il calendario Gregoriano - il mondo festeggia il Capodanno il 31 Dicembre, i druidi - che seguono il calendario solare legato al ciclo della terra e delle stagioni - festeggiano il Capodanno a Samhaine, quando la luce appare sconfitta dall'oscurità e la natura si addormenta (cioè "muore"), dopo aver terminato il suo ciclo fertile e produttivo.

I popoli del mondo anglosassone - che sempre si distinguono per usanze e tradizioni dai popoli cosiddetti "latini" - festeggiano Halloween, mescolando ingredienti pagani e cristiane superstizioni, in una allegra sarabanda "stregonesca" che serve soprattutto ad esorcizzare la paura di quello che non si conosce.

Intorno all'anno mille, in Francia, il cristianesimo era la religione dominante in gran parte del territorio, ma i culti pagani legati al ciclo della terra e del raccolto erano ancora fortemente radicati nella popolazione prevalentemente contadina, e si usava festeggiare Ognissanti con una grande parata di maschere stravaganti e colui che indossava la maschera più orripilante (o chiunque fosse già brutto o deforme di suo) veniva eletto Re dei Matti e aveva diritto di veder soddisfatto ogni suo desiderio per tutto il giorno, al termine del quale un gigantesco pupazzo rappresentante il folle veniva bruciato in un grande falò appositamente allestito nella piazza principale. E' evidente il richiamo alla tradizione celtica del "Re dell'Anno", che pare avesse però un epilogo ben più cruento, poiché era lo stesso Re dell'anno precedente a venir bruciato nel falò cerimoniale dopo essere stato servito e riverito da tutto il Clan per un intero anno. Era però un ambito onore incarnare il Re dell'Anno e coloro che accettavano questo ruolo lo facevano su base volontaria ed erano consapevoli del destino a cui andavano incontro e del fatto che sarebbero stati comunque onorati anche i loro familiari dopo la loro morte. Questo appare incomprensibile per il corrente modo di pensare dei "moderni", che considerano la morte come la fine di tutto, ma è perfettamente normale per il modo di pensare dei Celti, che erano convintissimi dell'immortalità dello spirito e del suo reincarnarsi per un nuovo ciclo dopo la necessaria trasformazione della morte.

Ma torniamo al Capodanno Celtico per il moderno druidismo. Samhain come dicevo apre e chiude la Ruota dell'Anno ed è la principale delle quattro ricorrenze denominate Feste del Fuoco che sottolineano le varie fasi legate al ciclo della natura.

Samhain è una festa dal duplice aspetto - così come sempre avviene per la spiritualità druidica in cui non vi è mai una netta linea di demarcazione tra gli opposti che sempre convivono nel medesimo istante poiché l'uno non avrebbe alcun valore senza l'altro, esattamente come avviene per la luce e per le tenebre. Ed ecco dunque che mentre la luce decresce, già si traguarda al tempo in cui essa tornerà a ridestare la terra e - nel tempo del sonno e del sogno - si progetta il futuro che verrà, preparando il terreno per la prossima semina e per il nuovo raccolto dell'anno che comincia. E comincia nell'oscurità esattamente come avviene per la vita umana, che prende forma nel buio tiepido del ventre materno.

Morte e nascita sono così associate in un continuum unico che alterna un ciclo all'altro, per permettere allo spirito di evolversi di vita in vita, trasformandosi infine nel Dio o nella Dea che dimora nell'Annwn - l'Altromondo (un concetto per molti aspetti assimilabile a quello della Duath degli Antichi Egizi, il Mondo Capovolto di cui Osiride è sovrano).

Samhain è dunque il periodo dell'anno in cui il velo tra i mondi si assottiglia ed è possibile interagire con gli Antenati che in questa ricorrenza (che in tempi antichi durava per una quindicina di giorni circa e non uno o due giorni come accade adesso) tornano a visitare i luoghi in cui hanno vissuto e gli uomini che attualmente vi transitano.

La festa è dedicata alla Dea Ceridwen che nel suo magico Calderone rimesta gli ingredienti dell'anno futuro, in cui tutte le possibilità sono presenti contemporaneamente e saranno poi le scelte degli uomini a fissarle negli accadimenti della loro realtà. La Dea può anche assumere le sembianze di una orrenda megera, la Cailleach, che può apparire agli uomini come una Vecchia Saggia che ammonisce o come una profetessa di sventura per coloro che stanno intraprendendo un cammino che non porta all'evoluzione dello spirito.

E' anche la festa dei Bardi, di cui la stessa Ceridwen è patrona e dopo il rito e il tradizionale banchetto, è consuetudine trascorrere la veglia ascoltando i racconti e le creazioni musicali e/o poetiche che i bardi compongono appositamente per questa ricorrenza. In talune terre "celtiche" vige ancora l'uso delle disfide bardiche, in cui i bardi si affrontano "a colpi" di composizioni poetiche estemporanee composte e recitate sul momento e vince colui che riceve i più calorosi applausi dal pubblico.

Il periodo di Samhain è anche favorevole per la divinazione e la consultazione degli Oracoli poiché a causa dell'assottigliarsi della fragile cortina che divide i mondi, è più facile avere accesso alla dimensione dell'infrarosso, ove risiedono le trame che i pensieri degli uomini stanno fissando per il prossimo futuro; il vate prendendone visione può quindi trarre auspici attendibili sugli accadimenti in divenire.

A taluni può anche accadere - in questa magica notte - di trovarsi ad affrontare la parte più oscura di se stessi, quella che solitamente viene celata nei più reconditi anfratti del subconscio, quella che si preferisce ignorare perché considerata "mostruosa"; è una buona occasione per osservare, analizzare, prendere coscienza e integrare queste parti di noi che tendiamo ad ignorare poiché solo facendolo potremo andare oltre lungo il percorso della conoscenza e divenire persone consapevoli e capaci di pensare con la propria testa.

Un tempo gli uomini erano forse meno fragili di noi moderni e non avevano paura di incontrare se stessi, i trapassati e financo il destino e le feste di Samhain si protraevano per più di dieci giorni, ma con il progressivo abbandono della visione dualistica, gli umani hanno cominciato a temere e considerare nemico tutto ciò che è "occulto" - cioè nascosto - foss'anche il loro stesso spirito e dunque anche il periodo di Samhain si è drasticamente ridimensionato a due soli giorni - e una sola notte - di ricorrenza.

Perché è comunque innegabile che in questa notte "qualcosa" avviene. Che si tratti di un sabba sfrenato o di una visione pallida ed evanescente, il velo è sottile e gli uomini sono più sensibili ai sogni ed ai messaggi dell'Altromondo, che questi provengano dal subconscio o da un vero e proprio "adilà".

La nebbia è la vera padrona di questa stagione e nella bruma si sa che l'occhio si confonde e percepisce cose che il cervello - programmato su altre sintonie - spesso rifiuta di registrare se non come labili tracce di "qualcosa che non c'è".

 

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categorie: cultura celtica, community
martedì, 03 novembre 2009

IN VIAGGIO PER LE OASI - CAPITOLO 8

IN VIAGGIO PER LE OASI - CAPITOLO 8

DAL DIARIO DI KRONALL

Anno dei Nove 1232, Mese dell'Aquila Dorata, giorno ottavo

Sono riuscito a trovare tempo e materiale per scrivere... i miei carcerieri sono perennemente occupati altrove, sembra.
Non so nemmeno perchè diavolo sto perdendo tempo davanti a questo pezzo di carta quando dovrei mettere a frutto le poche energie che mi restano per escogitare un sistema che mi permetta di evadere da qui.
Sono prigioniero... e , ciò che più mi infastidisce, mi sono lasciato gabbare come un bambino.
Non posso fare a meno di pensare ad Aldebaran: se solo avessi messo da parte la mia testardaggine e l'avessi seguita nel castello, ora non sarei qui a far compagnia ai vermi d'acqua.
Ma come potevo aspettarmi che questa zona potesse essere infestata dai briganti? Questa terra cosi' impervia e inospitale, patria di draghi e altri predatori che renderebbero impossibile la vita a qualsiasi uomo..
Eppure, nascosto dietro un altissimo altopiano, esiste un villaggio... ho sentito i miei carcerieri chiamarlo col nome di Dragoneye. E' la prima volta che le mie orecchie odono questa parola.
Sebbene le costruzioni siano in legno e pietra grezza, non sembra che questa gente sia poco organizzata, anzi. Tra di loro dev'esserci qualche esiliato di Nortgarthen o Aqua Nostrum, perchè noto quà e là oggetti e materiali impossibili da trovare in un deserto di roccia come questo. Ma nonostante tutto, non sono riuscito a comprendere una sola parola di quello che hanno detto.
E pensare che tutto è iniziato quando ho deciso di seguire quella misteriosa figura che arrancava sotto la pioggia.... l'ho pedinata sino all'imboccatura di una stretta gola circondata da alti canyon.
Alzando gli occhi, mi è parso di scorgere qualcosa di molto grosso volteggiare tra le nuvole cariche di pioggia. Ho deciso di non indagare oltre e ho continuato a rivolgere le mie attenzioni verso la figura con la cesta. Una volta imboccata la gola però, nonostante mi sia guardato bene dal camminare lontano dai ripari naturali, mi sono ritrovato un coltello d'osso puntato alla gola.
Era una strana arma, dotata di due grosse sporgenze ai lati che mi ricordano molto quelle del main gauche, il coltello usato come arma secondaria dal corpo militare della Piuma Rossa a Troistours.
Capii subito che sarebbe stato vano tentare un qualche tipo di resistenza.
Certo è che dovevano essere in gamba per avermi sorpreso cosi' facilmente, forse complice la pioggia e la scarsa visibilità alla quale i briganti dovevano essere avvezzi.
Fatto sta che, senza dire una parola, mi hanno legato mani e piedi e , appeso ad un'asta come fossi un capretto da arrostire, mi hanno portato qui, in un buio anfratto nei pressi del villaggio di Dragoneye..
Una specie di grotta naturale, di formazione calcarea. Fredda come i ghiacciai del nord. Il pavimento è cosparso di un sottile strato d'acqua che filtra dal soffitto, a causa della pioggia... non posso nemmeno sedermi, quindi. Di fronte, la piccola apertura è occlusa da robuste sbarre di ferro (altro prodotto dell'artigianato norga'r, probabilmente).
Ma ciò che più mi preoccupa è che... sono ancora vivo. E ho con me tutta la mia roba. Non immagino per quale motivo mi hanno portato qui, se non per derubarmi o uccidermi.. a cosa gli servo?
Nonostante questi pensieri, sono persino riuscito a riposare, rannicchiato sotto una piccola sporgenza naturale che ha mantenuto asciutta una parte di terreno sottostante. Sono abituato a dormire anche in condizioni di stress, e non è la prima volta che mi trovo in situazioni come questa. Ma i miei carcerieri non si fanno vedere da un pò, e non ho alcuna possibilità di comprendere meglio la faccenda.
I primi due erano alti e ben formati, vestivano vecchie tuniche di cuoio provviste di rudimentali cappucci e portavano quegli stessi strani coltelli che avevo visto tempo prima in mano al mio assalitore.
Dall'aspetto e dall'espressione, sembrano tipici montanari poco avvezzi alla civiltà.
Poi però, altri due hanno dato loro il cambio (da questo ho dedotto di aver dormito parecchio, e probabilmente saranno già trascorse parecchie ore dalla mia cattura).
Questi ultimi, non so perchè, mi fanno accapponare la pelle: sarà per quel loro sguardo truce o per le cicatrici che ne segnano i volti.. eppure io non sono di primo pelo, e ho visto di peggio durante la mia vita.
Perchè dunque, questa sensazione? Dev'esserci dell'altro, sicuramente.
I due si sono limitati a darmi un'occhiata da capo a piedi, come se volessero esaminarmi.. io mi sono limitato a guardarli con odio e rancore tali da fulminarli sul colpo.
Ed in quel momento, lo sguardo di uno di loro mi ha colpito profondamente: sembrava triste e rassegnato. Forse, stanno eseguendo ordini di qualcuno più in alto... un mio nemico di vecchia data, forse?
Qui, in questo luogo lontano miglia e miglia dalla civiltà? Ho scartato subito questa ipotesi.
Anche legato cosi', non avrei esistato a strappare a morsi la pelle di uno dei due se solo si fosse avvicinato abbastanza alle sbarre... cosi' non è stato però.
Non posso che contare sull'aiuto di Aldebaran e della Strega Tracy... male.
Odio avere debiti di gratitudine.
Ed un nuovo dubbio si affaccia nella mia mente, mentre ripenso alle cicatrici sul volto dei due: dalla forma regolare e dalla distanza tra loro, sembravano proprio cicatrici rituali.
Se si tratta di sacerdoti, non posso fare altro che pensare ad un rito blasfemo che richiede la mia presenza come vittima sacrificale.. O forse sto viaggiando troppo con la fantasia.

Kronall


DAL DIARIO DI ALDEBARAN

Che giornata! Anzi, a dire il vero sono due giornate senza chiudere occhio!
Ora è tutto a posto, ma speriamo che non succeda nient’altro perché sono davvero stanca. Sento il rumoroso russare di Kronall, nella camera attigua alla mia… poveraccio, dopo tutto quello che ha passato, deve essere stremato!
Ma andiamo con ordine.
Quando ho sentito che Kronall era in pericolo, mi sono precipitata fuori dalla camera con il cuore in gola ed ho seguito il valletto che mi ha condotto nello studio di Tracy senza neppure preoccuparmi di mettermi qualcosa addosso. Solo al cospetto della strega, ho realizzato che ero in camicia da notte. Ma lei neppure ci ha badato e senza troppi preamboli, mi ha mostrato la sua sfera di cristallo, e ciò che ho visto mi ha fatto accapponare la pelle: Kronall era appeso ad un’asta, con mani e piedi legati. Ho visto che lo conducevano in un’umida cella sotterranea, dove, senza troppi complimenti lo depositavano a terra, chiudendo poi con un pesante chiavistello la grata a sbarre. Un rivolo di sangue gli colava dal naso, segno evidente che dovevano averlo malmenato abbastanza, prima di riuscire a legarlo.
Nel corso della mia esistenza ben di rado mi è capitato di piangere, ma in quel momento, nel vedere il mio compagno di viaggio ridotto in quel modo, non so davvero cosa mi abbia preso, tant’è che le lacrime mi hanno riempito gli occhi senza che nemmeno me ne fossi accorta.
Tracy mi ha messo una mano su una spalla in un gesto di affettuoso conforto.
“Stai tranquilla, ragazza… lo salveremo!”
Ho alzato lo sguardo su di lei, un poco vergognandomi della mia debolezza.
Tracy è una gran bella donna e non sembra affatto una strega: a guardarla la si direbbe piuttosto una guerriera giunta da altri mondi. Ha un corpo statuario, sottolineato dalla guaina di metallo lucido che la riveste, lunghi capelli ramati, unghie lunghissime ed uno stranissimo bracciale che le avvolge interamente la mano e l’avambraccio destro.
“E’ il bracciale Witchblade… - mi ha detto lei, leggendomi nei pensieri – E’ quello che ci aiuterà a salvare il tuo amico. E’ stata la dragonessa ad avvertirmi: lei è mia amica e nulla accade nel territorio di Iridian’s senza il suo permesso.”
Ricordo di aver balbettato con una certa inquietudine qualcosa come “la dragonessa?”.
“Si… Iridian… tutto questo territorio le appartiene: è lei che decide chi accogliere e chi respingere… e lei di solito è molto accogliente con chi merita fiducia e serve la via dell’amore.”
“Bell’amore… - mi è scappato detto – Non mi pare che l’accoglienza riservata al mio amico sia stata molto amorevole!”
“Purtroppo, il potere di Iridian non ha giurisdizione sulle caotiche creature di Uzakar, il drago nero. Lui è il fratello gemello della dragonessa, ma serve le tenebre e vive nel sottosuolo di questa terra: quello è il suo dominio ed è così che si sono spartiti il territorio… in superficie domina Iridian, che veglia affinchè nessun male possa essere fatto a coloro che vengono in pace, mentre il sottosuolo è il regno di Uzakar e là vige la legge della prepotenza, dell’abuso e del vizio. Gli uomini incauti che dalla superficie osano scendere nel sottosuolo vengono uccisi, o divorati dallo stesso Uzakar. I malviventi del sottosuolo vengono talvolta in superficie per spiarci o trafficare le loro merci, ma fino a che non fanno male a nessuno Iridian non può scacciarli, questi sono i patti tra i due draghi e nessuno dei due può infrangere il dominio dell’altro, poiché questo segnerebbe la morte di entrambi. Il tuo amico deve aver messo il naso negli affari di qualcuno di loro. Iridian mi ha riferito che lo hanno preso proprio all’imboccatura della Gora del Fango, mentre ne seguiva uno.”
Ho chiesto a Tracy perché Iridian non era intervenuta quando ha visto che lo prendevano, ma lei mi ha risposto che hanno cominciato a malmenarlo solo dopo averlo fatto scendere nella Gora… e prima in fondo era in torto lui che si è messo a seguire una persona per chissà quale scopo!
Insomma, per farla breve, siamo partite di corsa dal castello per correre in aiuto di Kronall. Non ho neppure avuto il tempo di rivestirmi, soltanto ho infilato gli stivali e due coltelli da lancio nei gambali, uno per parte. Iridian ci ha portate in volo fino all’imboccatura della gora e ci ha augurato buona fortuna… lei non poteva andare oltre.
Il lugubre lamento del vento accompagnava il ritmico scroscio della pioggia che continuava a cadere fitta ed incessante nella notte buia.
Prima di scendere, Tracy ha voluto dare un’ultimo sguardo alla sua sfera magica: abbiamo visto che due guardie entravano e slegavano le mani a Kronall per permettergli di mangiare la sua cena: un pezzo di pane ammuffito ed un liquido untuoso e nerastro che faceva venire il voltastomaco al solo guardarlo. Lui però si è divorato tutto, dopo aver gratificato i suoi carcerieri di uno sguardo di puro odio. L’istinto di sopravvivenza era forte in lui e devo dire che ho ammirato molto il suo sangue freddo.
Quando Tracy mi ha esortata ad andare, non riuscivo a distogliere lo sguardo dalla sfera. Me ne sono distaccata a malincuore, solo quando Kronall, dopo aver strisciato a lungo, si è rannicchiato sotto ad uno spuntone di roccia riuscendo poi incredibilmente ad addormentarsi.
La Gora del Fango è un luogo maleodorante e scivoloso che si inoltra nelle viscere del Picco Iridian’s; essa è l’unico passaggio che collega il mondo della legalità retto dalla dragonessa con le lande sotterranee del caos, dominio del drago nero, suo gemello. Il tempo che ho trascorso là sotto è un ricordo recente eppure stranamente mi appare già sfocato, come un incubo vissuto in un'altra vita. Per questo voglio scrivere adesso, anche se sono distrutta, per serbare traccia di questi eventi prima che il sonno ristoratore le cancelli del tutto come spero.
Tracy creò un cono di luce per rischiarare l’oscuro passaggio con uno strano cilindro metallico. Mi affrettai a scendere, badando a mettere i piedi dove li metteva lei, senza mai perdere di vista il cono di luce. Fortunatamente, nessuno ci vide entrare.
In qualche modo riuscimmo a raggiungere il fondo dove, da una piccola anticamera circolare, si dipartivano tre cunicoli. Ci fermammo ad osservarli cercando di capire quale dei tre conduceva alle segrete. Una cacofonia di suoni contrastanti raggiunse le nostre orecchie: voci gutturali, stridori acuti, risate sguaiate, musiche dissonanti.
La galleria al centro era alta ed ampia, lanterne dalla fiamma verdognola appese alle pareti, ne rischiaravano il percorso.
Scartammo subito quel passaggio che certamente non conduceva alle segrete, ma gli altri due cunicoli erano praticamente identici: entrambi bassi e fangosi, con pareti trapunte di muschio e mucillaggine ed infiltrazioni sgocciolanti dall’umida roccia del soffitto.
Ad un certo punto, un grido straziante, proveniente dal cunicolo di sinistra, sovrastò ogni altro rumore. Ricordo di aver sussultato, certa che si trattasse di qualche poveraccio sottoposto a chissà quale atroce tormento!
Tracy spense la bacchetta luminosa e premendomi una mano sulla spalla, mi fece intendere che dovevamo imboccare il tunnel di destra. Il grido si ripetè ancora, lacerante come gli artigli di una belva. Esitai, temendo che il malcapitato sotto tortura fosse Kronall, ma la stretta di Tracy si fece più decisa. Così la seguii, strisciando a carponi in quel fetido buco.
In effetti, secondo logica, se la galleria di sinistra conduceva alla camera delle torture e dei sacrifici, era corretto supporre che alle segrete si giungesse attraverso l’altro passaggio.
Dopo aver percorso alcuni metri nella più totale oscurità, ci ritrovammo in un’area più ampia. Avevo la schiena indolenzita per il lungo strisciare e con un sospiro di sollievo, mi accingevo a rialzarmi; la mano di Tracy fu lesta ad impedirmelo… appena in tempo!
I due personaggi incappucciati che avevamo visto prima nella sfera venivano verso di noi, illuminando il passaggio con fioche lanterne.
Ancora una volta la sorte fu dalla nostra parte poichè, giunti a pochi passi da noi, li vedemmo aprire una porticina e dileguarsi su per una stretta scala a chiocciola.
Restammo comunque nascoste e dopo alcuni istanti, sentimmo risuonare i passi pesanti di altri due carcerieri, che evidentemente avevano dato il cambio a quelli che si erano appena allontantai.
Questi non avevano il cappuccio e mi sentii pervadere da un brivido quando, nel corso della loro ronda, li vidi incrociarsi nell’anticamera e le lanterne rischiararono per un istante l’una il volto dell’altro, prima che ciascuno proseguisse per l’opposta direzione.
Li osservammo per un po’dal nostro nascondiglio, cercando di memorizzare il tempo che trascorreva tra un andirivieni e l’altro per mettere a punto il nostro piano. Dopo il terzo passaggio eravamo pronte ad agire.
Al quarto, come d’accordo, avanzai verso di loro con movenze lascive e provocanti, i primi due bottoni del corpetto slacciati, la spallina della camicia da notte trasparente che ricadeva sulla spalla, ben visibile alla luce della bacchetta luminosa di Tracy che reggevo in mano, facendo in modo che il chiarore avvolgesse la danza sensuale del mio corpo.
Loro si fermarono di colpo, guardandomi con aria assente. Continuai a sorridere, invitandoli con un eloquente gesto della mano a raggiungermi.
Pensavo che avrebbero abbassato la guardia, distratti dalle mie arti di cortigiana, ma così non fu.
Senza fretta, mi raggiunsero e i loro volti non tradivano emozioni, i loro movimenti non rivelavano eccitazione alcuna. Giunti a pochi centimetri da me, spianarono le alabarde, freddi e lucidi come automi, pronti a trapassarmi da parte a parte. Non degnarono di uno sguardo le mie membra femminili.
Stupita e gelata dal terrore, rimasi ferma a fissarli: dai loro occhi vidi scivolar fuori alcune lacrime, mentre abbassavano braccia ed alabarde.
Una frazione di secondo prima che le lame calassero sul mio collo, la mano di Tracy inguainata nel witchblade si protese contro di loro come un’arma. Il bracciale emanò due fasci di luce azzurra. Le alabarde si sciolsero come neve al sole. I raggi terminarono la loro corsa in mezzo alla fronte dei due uomini che si afflosciarono al suolo privi di vita.
Io ero inebetita e continuavo a tremare, incapace di articolare parola, in preda dell’ipnosi dolente causata dalla vista delle lacrime di quelle creature.
Tracy fu costretta a schiaffeggiarmi per riscuotermi da quello stato.
“Si, lo so, piangevano… - mi disse poi tristemente – ma ora sono in pace!”
“Ma…”
“Non c’è tempo per i ma… - Tracy non voleva parlare, eppure qualcosa la indusse a farlo – Sappi soltanto che ciò che ancora era umano in loro, aborriva la schiavitù cui erano sottoposti. Ora il loro spirito è libero di tornare alla fonte ed i corpi torturati, deformati e schiavizzati da Uzakar avranno finalmente pace.”
“Vuoi dire che quelli erano... - balbettai.
“Si… erano uomini come noi, ingenui che sono scesi qui credendo di poter gabbare gli sgherri di Uzakar o di fare buoni affari con loro… i più fortunati vengono soltanto sacrificati agli dei oscuri, altri vengono divorati dal drago nero, ma altri ancora vengono ridotti in schiavitù… e la loro mente rimane consapevole di ciò che i loro corpi sono costretti a fare… Ma ora andiamo… se non vogliamo diventare noi le prossime!”
Da quel momento in poi i miei ricordi si fanno confusi. Credo che mi limitai a seguire Tracy come in preda ad un incubo.
La vidi chinarsi sui cadaveri dei due schiavi e mormorare qualcosa, forse una preghiera funebre, mentre chiudeva pietosamente le loro palpebre. Quando si rialzò, stringeva in pugno le chiavi delle celle, probabilmente trovate in tasca ad uno dei due.
Ricordo vagamente il momento in cui trovammo Kronall. Il ladro era diffidente e quando Tracy lo slegò, si slanciò contro di lei come una furia, ma le gambe, intorpidite dalla lunga costrizione delle funi, non lo sorressero e cadde bocconi al suolo.
Poi non ricordo altro. Forse fui colpita e svenni, o forse fu la stessa Tracy a stendere su di me un magico sonno di oblio…
So soltanto che mi sono ritrovata qui, immersa in una tinozza di acqua tiepida e profumata, con le ancelle che mi lavavano via tutto quel fango.
Non so come Tracy abbia curato Kronall, nè come abbiamo fatto ad uscire da quel luogo immondo, se abbiamo affrontato altri pericol o se sia stato tutto semplice come fare una passeggiata.
So soltanto che, dopo il bagno, Tracy mi è venuta a trovare e mi ha fatto guardare per un momento nella stanza accanto, dove Kronall giace in un bel letto comodo, beatamente intento a russare come credo non facesse da molti anni. Poi mi ha fatto bere una tisana blù… e ora… ora ho tanto sonno e credo che dormirò per molto tempo.

Aldebaran
postato da AshuraFantasy alle ore 13:23 | link | commenti (2)
categorie: racconti, fantasy, fantasia, scrittura, scrittura creativa, fantastico, in viaggio per le oasi
lunedì, 19 ottobre 2009

Lo Scettro di Antheas E-book Ashura

"Di buon ora siamo risaliti sulla scialuppa, decisi a sfruttare le ore di luce per esplorare un ennesimo ramo del grande estuario.  Sono ormai diversi giorni che sondiamo il monotono fascino di questo labirinto verde. Il cielo senza nubi, l'aria pura e immobile. Il grande fiume sospinge le sue acque nutrendo un'immensa foresta, migliaia di creature innocue e letali prosperano nel suo ventre, attingendo ad un nutrimento che a noi pare negato."

Saga Fantasy ambientata nelle Oasi di Ashura
di Syon e Lunastella

Scarica liberamente l'e-book - www.oasiashura.net

 

Lo Scettro di Antheas

Questo passaggio del “Diario di Caen” segna l’inizio di una grande avventura, che porterà il capitano dell’Arpia - il barbaro corsaro Syon - e la sacerdotessa Hashepsowe fino all’estremo confine del mondo d’acqua conosciuto, per ritrovare un antico artefatto - lo Scettro di Antheas - che sembra essere l’unica possibile arma in grado di arrestare le fosche trame dei Mercanti di Bangor e dei loro oscuri signori: i Negromanti di Mur, una setta che semina morte e devastazione tra gli inermi abitanti delle coste e che presto potrebbe giungere in forze a minacciare la stessa Ashura.

La prima Grande Saga di Ashura vede finalmente la luce

antheas

ed è scaricabile in formato pdf e-book per tutti coloro che hanno voglia di leggere una storia avventurosa e fantasiosa, nata dalla collaborazione “di penna” di due storici frequentatori della nostra community: Syon e Hashepsowe che, narrando le avventure dei loro personaggi virtuali nelle terre di Ashura, hanno dato vita ad una saga appassionante e ricca di colpi di scena.

Questo evento mi riempie di soddisfazione e di gioia perchè è la prima volta che, dopo tanti anni di elucubrazioni mentali e scrittura più o meno a fondo perduto, uno dei nostri racconti interattivi trova conclusione e compimento in una Storia che ha un inizio, una trama, azioni e personaggi ben delineati e naturalmente una conclusione. I primi capitoli di questa lunga avventura sono stati scritti agli albori della nostra terra, quando ancora eravamo pieni di entusiasmo e di parole fumose. Ma la passione, la volontà e la tenacia del buon Syon hanno saputo trascinare la storia fino alla parola fine, non accontendandosi poi di quella prima rozza e frettolosa stesura, ma costringendosi (e costringendomi) a quel minuzioso lavoro di rilettura, revisione, correzione e verifica di congruenza che ha portato al risultato finale che oggi vede finalmente la luce.

Non so se quello che abbiamo scritto abbia un valore intrinseco oppure no, ma per noi di Ashura ha comunque un valore immenso perchè è il compimento di un lavoro serio, a tratti divertente e a tratti meno, che è comunque espressione di una parte del nostro cuore.

Ai lettori l’ardua sentenza!

Per parte nostra non ci resta altro se non sperare che altri possano godere della storia nata da questo intreccio di penne e augurare a tutti buona lettura!

Saga Fantasy ambientata nelle Oasi di Ashura
di Syon e Lunastella

Scarica liberamente l'e-book - www.oasiashura.net

domenica, 18 ottobre 2009

ASHURA IN PILLOLE - UNA PANORAMICA SULLE OASI E SUI POPOLI

ASHURA IN PILLOLE - UNA PANORAMICA SULLE OASI E SUI POPOLI

Ashura è un continente immenso, e in quanto tale, variegato e assortito.
Gran parte di questa magnifica terra é disabitata e selvaggia, lussureggianti foreste e impervie catene montuose memori
delle Ere che Furono sono le protagoniste incontrastate del territorio. Dalla bellezza ultraterrena e senza tempo dei Giardini d'Argento al nord, sino al mistero e alla solennità della Foresta della Dimenticanza a sud, passando per le distese senza fine del Deserto di Ashahara - dove solo i Dervati e gli Uomini Viola osano mettere piede - e le arcane foschie che occultano l'Isola delle Nebbie dalla vista dei più, la Terra sembra voler reclamare il proprio diritto a voler tenersi lontana dalle pericolose mire  dell'uomo. Un viandante potrebbe avventurarsi nel cuore di Ashura per miglia e miglia senza imbattersi in alcun segno di civiltà: in ogni Oasi c'è almeno una piccola comunità o insediamento degno di nota, ma perlopiù si tratta di villaggi che poco o niente hanno a che vedere con le tipiche città affollate di altri mondi...
Gli Ashuur sono per la maggior parte gente semplice e dedita al lavoro, rispettosa della natura e di qualunque fede o credenza
che sia differente dalla loro: ovviamente esistono delle eccezioni, ma si può senz'altro dire che queste popolazioni non amano guerreggiare - se non per difendersi da minacce ben più grandi, come fu quella rappresentata da colui il cui nome non viene neanche sussurrato. Il Vecchio Popolo abita le zone a sud del continente, e riconosce come unica autorità quella del Tempio dei Sogni Nuovi, che è un pò il simbolo di Ashura; è il luogo dove Ronan il Giustiziere inflisse un duro colpo al malefico Clan dei Naughr Mohor, estirpandone la nera essenza che aveva infettato tutta quella landa; il Tempio rappresenta il diritto alla libertà delle popolazioni Ashurite, il diritto di decidere del proprio destino senza costrizioni esterne. Il Tempio è anche il simbolo della dottrina dell'Equilibrio delle Sfere secondo cui non vi sarebbe possibile salvezza per le razze viventi se la luce dovesse sovrastare le tenebre, e lo stesso avverrebbe qualora fossero le tenebre a dominare sulla luce.
Solo nel difficile stallo dell'Equilibrio può continuare a perpetrarsi il precario eppur tenace albero della vita. Il perenne mutamento di forme e sostanze garantisce l'alchimia della Trasformazione che, in alternanza di nascita e morte, tutto rigenera nel perenne ciclo del divenire.
Ma non vi è possibile Equilibrio se non quello di una perenne oscillazione capace di alternare luce e tenebra, bene e male, maschile e femminile e tutto ciò che l'umano intelletto percepisce in contrapposizione. Questa è l'essenza della teoria dell'Equilibrio, che la maggioranza delle popolazioni Ashurite segue con convinzione.
All'estremo oriente troviamo le popolazioni nomadi note col nome di Popolo delle Sabbie, gente dura e taciturna, unici custodi dei segreti del Deserto di Ashahara e della zona nota come Ashaharastan; mentre a Nordovest ci si può imbattere nel Territorio di Nortgarthen, l'Oasi forse più popolata del continente, un regno in cui la corona ha tanto potere quanto la tiara sacerdotale.
Un tempo Ashura era popolata solo dai Draghi, maestose creature il cui unico cruccio era quello di controllare e distruggere i  propri simili. Ma poi giunsero i Guardiani dell'Arcobaleno, gli Spiriti Primigeni, di infinita saggezza e conoscenza: essi riversarono nelle menti degli Otto Grandi Dragoni tutto il loro sapere, e questi abbandonarono i fratelli alle loro faide di sangue, ritirandosi tra le alture inarrivabili della Valle dei Nidi, dove si dice dimorino tutt'ora.
Dopo i Draghi fu la volta degli elfi e dei nani, che raramente si immischiarono nelle faccende degli uomini, se non per combattere il potere nero di colui che non può essere nominato; e un nuovo male infatti si risvegliò a sud, nell'attuale territorio ove sorge il Tempio dei Sogni, e solo lo sforzo congiunto di uomini ed elfi - coadiuvati dai Guardiani - riuscì ad avere la meglio su esso; grazie all'eroismo e al sacrificio degli uomini Aak Zuul fu sconfitto, e con esso la sua corrotta progenie.
Vennero quindi i Rau, i prediletti, i prescelti. Essi furono indottrinati dai Guardiani dell'Arcobaleno in persona, che credevano di far cosa giusta - come fu con i Draghi; ma a differenza di questi, i Rau utilizzarono quelle preziose conoscenze per fini egoistici e senza alcun rispetto per la natura e per l'Equilibrio. Essi infine caddero, assieme alle loro città sospese nei cieli; e i Guardiani se ne rattristarono, e si ritirarono per sempre da quella terra che tanto amavano.
Millenni sono passati da allora, e gli uomini hanno imparato dai loro errori - o almeno si spera.
Nel cuore del continente nacque l'Ordine dei Paladini, il cui compito era quello di difendere i popoli liberi di Ashura; all'estremo ovest, oltre il Mar delle Stelle Infrante, sorse l'impero dei Juriniani, nella zona nota come Isole Dei Draghi; a sud la Valle dei Sogni accoglieva nuovi profughi da terre lontane, e il continente si popolava di molti nuovi venuti, tutti con culture e fedi diverse dai residenti. Il Tempio dei Sogni si prodigò ancora nel diffondere la dottrina dell'Equilibrio delle Sfere, e fece sempre in modo che Luce e Oscurità non prevalessero l'una sull'altro.
Nel frattempo i Druidi riprendevano possesso dell'ancestrale Foresta della Dimenticanza, e in Karen's Wood il popolo fatato regnava incontrastato; sull'Isola delle Nebbie le sacerdotesse dedite al culto di Karanda avevano sottomesso le popolazioni Pitte al loro volere, e in quel di Nortgarthen il buon Re Vathor riuniva tutte le tribù sotto il vessillo della fratellanza e dell'unità.
Fu sottoscritta e sancita la Costituzione, e i popoli di Ashura giurarono di rispettarsi e aiutarsi reciprocamente qualora ve ne fosse stato bisogno - e purtroppo ve ne fu; nuovi mali andavano risvegliandosi nel sottosuolo, e ancora una volta i popoli liberi dovettero affrontare la minaccia di Aak Zuul; anche questa volta ebbero la meglio, impedendo alle forze del sottosuolo di ripristinare il malefico culto.
Ma nuove minacce si affacciano oggi in superficie: in quel di Nortgarthen, dopo la morte del Buon Re, la Chiesa dei Nove ha preso sempre più potere e ricusa qualunque fede differente dalla propria, rompendo di fatto il trattato sancito anni fa per mezzo della Costituzione e rappresentando una minaccia per tutti gli altri popoli di Ashura; nel sottosuolo, le creature delle tenebre si danno da fare per risvegliare Ortisha, la Madre Oscura che li porterà alla conquista delle terre baciate dal sole; persino nel Territorio dei Paladini le cose non vanno come dovrebbero, e i semi della Discordia si stanno insinuando anche tra i cuori di questi nobili guerrieri.
Nei Picchi di Iridian's, il potere del malvagio drago Uzakar va espandendosi, e i suoi seguaci divengono giorno dopo giorno sempre più numerosi... e l'influenza malefica di Aak Zuul potrebbe non essere scomparsa del tutto, i suoi seguaci tramano nell'ombra in attesa del momento propizio per tentare di riportare alla vita l'antico culto.
I Guardiani dell'Arcobaleno sono ormai parte delle leggende e nessuno può più contare sulla loro saggezza e sulla loro benevolenza; su quali forze possono fare affidamento oggi gli Ashuur?

LE OASI DI ASHURA

ANTRO DELLE ANIME DI UN TEMPO
Un luogo maledetto, un antico ed enorme cimitero popolato da orribili creature la cui essenza è in bilico tra il mondo materiale e l'aldilà; i confini di questa zona sono indefiniti e indefinibili - una onnipresente foschia lo avvolge, occludendo la vista degli sventurati che osano attraversarlo. Nessuno conosce le origini di questa Oasi; potrebbe trattarsi di una zona ove si svolse una cruenta battaglia, o il dominio di un necromante o stregone... nessuno ha mai pensato di approfondire la questione.

DESERTO DI ASHAHARA
Il deserto, posto all'estremo nordest del continente di Ashura è popolato soltanto dagli Elfi del Deserto: queste creature vivono nel sottosuolo, nella città chiamata Azibel; da millenni si occupano di preservare l'Equilibrio e tenere sotto sorveglianza il demone Aak Zuul. Nessuno può trovare o accedere ad Azibel a meno che non sia autorizzato dagli Elfi stessi.

ASHAHARASTAN
Quest'Oasi desertica e inospitale è patria dei Beduini di Kamar, i quali sono a loro volta suddivisi in Dervati e Uomini Viola; i primi sono prevalentemente pastori e mistici, mentre i secondi commerciano sale (che ricavano dalle vaste saline sparse per il territorio) e allevano cavalli. Entrambe le tribù sono nomadi e indipendenti: nonostante ciò il sultano Khalef rivendica l'autorità su tutto l'Ashaharastan, comprese le popolazioni che lo abitano.

ALTER EGO, IL PORTALE DEGLI INFERI
Questa zona deve il suo nome ad un misterioso portale addossato alla parete di una formazione rocciosa. Nessuno sa dove esso porti, e i pochi che hanno provato quell'esperienza ne sono usciti del tutto privi di senno. Non si hanno notizie di insediamenti o comunità nella zona, che è prevalentemente arida e rocciosa.

TERRITORIO DEI PALADINI
E' il luogo ove sorge uno degli ultimi bastioni di difesa della terra di Ashura, sede dell'ancestrale Ordine dei Paladini; l'Ordine esiste fin dai tempi antichi, ma dopo alterne vicissitudini si sciolse, per venire ricostituito soltanto di recente. Da allora l'influenza dei Paladini è stata in continua espansione: oltre al Castello, che domina tutta la vallata attraversata dal fiume Silver, oggi il Territorio comprende anche l'insediamento umano di Fart e il villaggio Hobbit di Astorian, entrambi i quali godono della protezione dell'Ordine, il quale è ora in alleanza con il Tempio dei Sogni Nuovi. Si dice che un gruppetto di Druidi si nasconda all'interno della Foresta dell'Unicorno, e che le loro macchinazioni riguardino anche i Paladini...

CIUDAD OESTE
Città di frontiera, sorge alle propaggini del deserto di Ashahara ed è quasi impossibile da raggiungere. E' una comunità di fuorilegge e spietati dittatori; il Governatore De Vyrde regna con pugno di ferro, e la povera gente di Ciudad Oeste patisce la fame e la sete. Soltanto un gruppo di anarchici noto come Avalanche si oppone a lui.

FORESTA DELLA DIMENTICANZA
La Magica Foresta sorge nel profondo sud di Ashura, e si affaccia sul mare meridionale. Quando gli abitanti del continente menzionano 'La Foresta', di solito è a quest'Oasi che si riferiscono: essa è completamente occupata da una fitta vegetazione, alti alberi che oscurano la luce del sole e oscillano pigramente al vento; la Foresta é sede del Circolo dei Druidi, l'unica organizzazione di Druidi di cui si abbia sicura notizia. Ma nel cuore della Foresta sorge anche Berethani, l'antica Fortezza degli Elfi, e si parla persino di comunità di nani e gnomi sparsi quà e là.

GIARDINI D'ARGENTO
Questo luogo incantevole appare come una magnifica isola incantata, sospesa nell'aria (probabilmente opera degli antichi Rau); l'Oasi è completamente intrisa di magia, la quale ne mitiga il clima altrimenti rigido. E' popolata da razze fatate quali elfi, gnomi e folletti, i quali vivono in perfetta armonia con la natura. Nessuno può accedere ai Giardini, se il suo cuore non é puro...

GHIACCIAI DELL'ARCOBALENO
Come si evince dal nome, i Ghiacciai sorgono all'estremo nord di Ashura, praticamente adiacenti all'Oasi della Musica Perenne. Il territorio é prevalentemente alpino: boschi e pascoli sconfinati sono circondati da altissime vette perennemente ammantate di neve. La gente del posto è fiera e indipendente e si governa da sé; l'unico insediamento degno di nota è la città di ghiaccio, Mystery Snow, la quale si occupa esclusivamente di affari magici. L'Oasi è rinomata anche per la qualità delle armi fabbricate nel Castello dei Ghiacci, una località alquanto difficile da raggiungere.

ISOLA DELLE NEBBIE
Terra di oracoli e veggenti, quest'Isola avvinta perennemente da un clima primaverile è completamente nascosta alla vista dei non eletti da una pesante coltre di nebbia. I Pitti (o Popolo Dipinto) sono gli unici abitanti dell'Oasi e rispettano il volere delle Sacerdotesse del Tomo, le quali venerano Karanda, il Signore del Destino. Chiunque cerca risposte alle proprie domande brama di poter raggiungere questa terra, le cui sacerdotesse non conoscono rivali nell'arte della divinazione.

ISOLE DEI DRAGHI
Arcipelago sede di una Confederazione mercantile che governa i popoli ivi risiedenti. E' formata da piccoli isolotti rocciosi, in alcuni dei quali si dice dimorino gli ultimi superstiti dell'antica razza dei Draghi; è terra di mercanti, navigatori e pirati, ma anche di Uomini Drago, una razza misteriosa di cui si sa poco e nulla.

KAREN'S WOOD
L'Oasi di Karen's Wood sorge nel cuore del continente di Ashura ed è nota in tutta la landa per la presenza dei caratteristici alberi di fuoco, il 'fuoco che plasma', dalla chioma rosso vivo; è patria di fiere amazzoni ed esseri fatati, ma non si hanno notizie di villaggi e insediamenti. In Karen's Wood la natura regna sovrana.

LUOGHI SACRI
Questo piccolo fazzoletto di terra prevalentemente boscosa ospita la Capanna del Bastone della Parola, dove gli Ashuur si riunirono per firmare il trattato di reciproca alleanza e non belligeranza, e dove si riuniscono tutt'ora per discutere di faccende estremamente serie. Un tempo era sede di un misterioso culto dedicato ad una divinità protettrice dei Lupi.

MONTAGNA SPERDUTA
Soltanto i folli e gli sciocchi dimorerebbero in questa terra maledetta e inospitale; dovunque il terreno è arido e brullo, ed è facile imbattersi improvvisamente in scarpate e ripidi costoni; la conformazione stessa del territorio rende impossibile la nascita di villaggi o comunità. Come se non bastasse, nel sottosuolo vivono gli Abitatori degli abissi, una razza di umanoidi malvagi che venerano un'oscura divinità, e il cui scopo è quello di convertire tutta Ashura al loro culto.

OASI DELLA MUSICA PERENNE
Tra gli spettacoli più incantevoli che la terra di Ashura può offrire ai visitatori, senz'altro c'è da annoverare l'Oasi della Musica Perenne, con le sue radure sconfinate e foreste rigogliose; fate e folletti sono i principali abitanti di queste terre, sebbene sia impossibile scorgerli per chi giunge nell'Oasi per la prima volta (a meno che loro non lo vogliano).
L'Oasi è anche sede della Festa della Musica, che attira menestrelli dai tutti i principali collegi bardici di Ashura.

PALUDE FANGOSA
C'è poco da dire su questa landa marcescente, oltre che è principalmente composta da acquitrini e paludi, invasa da insetti e altre creature ostili. Alcuni dicono che una tribù di primitivi nota come Malulu abbia fatto di questa terra la propria casa, ma pochi pensano che sia vero: tra zanzare giganti e rospi enormi, la vita sarebbe impossibile per chiunque.

PICCO IRIDIAN'S
Una terra montagnosa e dominata dall'altissima vetta del picco Iridian's, che a sua volta prende il nome da una benevola dragonessa (la quale si dice sia una degli Otto Grandi Dragoni) che vi dimora. Dal Picco, Iridian's protegge il piccolo villaggio di DragonEye dalle mire di Uzakar, il suo gemello oscuro che regna però nel sottosuolo.

TERRITORIO DI NORTGARTHEN
L'unica Oasi il cui territorio conta più di una dozzina di città e villaggi di rilievo, sorge all'estremo ovest del continente ed è retta da un governo di stampo feudale e teocratico. La storia di Nortgarthen é ricca di cavalieri dai nobili intenti, sacerdoti zelanti fino al fanatismo, persecuzioni, guerre, fratricidi; su tutto si estende l'ombra della Chiesa Dei Nove, i cui sacerdoti venerano Aan, l'Unico Dio; essi non ammettono altri culti all'intenro della loro giurisdizione, e questo, unitamente alle mire espansionistiche della Chiesa, fa si che quest'Oasi non goda di buona reputazione nel resto del continente.

VALLE DEI NIDI
Questa terra è occupata in gran parte da vaste pianure, punteggiate quà e là da alte conformazioni rocciose. E' una landa tranquilla, perché la presenza umana è estremamente rarefatta: soltanto qualche fattoria o possedimento isolati lasciano presagire una qualche attività. Si dice inoltre che il luogo sia stato scelto com residenza dagli Otto Antichi Dragoni - fatto questo che induce molti a starne alla larga.

VALLE DEI SOGNI
Una fertile vallata che sorge dirimpetto al mare meridionale, e gode di un clima mite, con un ciclo stagionale ben definito. In questa terra Ronan il Giustiziere affondò la sua spada nel cuore nero del Clan Naughr Mohor; qui inoltre sorge il Tempio dei Sogni, il centro principale per la preservazione dell'Equilibrio delle Sfere, il dogma che gran parte degli Ashuur segue e in cui crede con fermezza. I Sacerdoti fungono da consiglieri e saggi per la popolazione, che è concentrata soprattutto nei piccoli villaggi di Lula e Caer Ys, a ridosso del mare.

TEMPIO DI YAR
Sorge su un altissimo promontorio che si affaccia sul mare, ed é impossibile raggiungerlo via terra; il Tempio, ormai abbandonato e in rovina, resta come unica testimonianza dell'esistenza del culto di Yar, signore dei Mari e protettore dei Delfini.
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martedì, 13 ottobre 2009

IN VIAGGIO PER LE OASI - CAPITOLO 7

IN VIAGGIO PER LE OASI - CAPITOLO 7

DAL DIARIO DI KRONALL

Anno dei Nove 1232, Mese dell'Aquila Dorata, giorno sesto

Finalmente, siamo arrivati a destinazione. Fradici e zuppi, con i capelli appiccicati al volto come mille sanguisughe di stagno.
Ma ci siamo... davanti a noi, a malapena distinguibile dietro un confuso velo di pioggia e nebbia, si staglia la vallata rocciosa che funge da anticamera all'Oasi del Picco di Iridians.
Una terrazza arida e calcarea, infettata da mille protuberanze rocciose, quasi fosse la pelle di un immenso gigante di pietra.
Non abbiamo nemmeno minimamente pensato a fermarci e a trovare riparo dalla pioggia: dopo quello che è successo ad Aqua Nostrum, non posso essere sicuro che qualcuno (un cacciatore di taglie, una guardia ambiziosa o lo stesso energumeno) non ci stia seguendo.
Lei, naturalmente, non ci crede, non crede che qualcuno possa avere avuto la forza di seguirci sino a qui, per due giorni, sotto la pioggia, solo perchè abbiamo conciato male un artigiano puzzolente...
Ma Aldebaran non conosce la gente di Nortgarthen.
Continua a ripetere "se l'è meritato". Ma non funziona cosi', ad Aqua Nostrum.
Ed io non sono affatto tranquillo. O per lo meno non lo ero ieri.
Posso rilassarmi, adesso che abbiamo lasciato Valle Nostrum... quei bifolchi di certo non metterebbero mai piede in un posto come questo, se non altro perchè i loro preti gli riempiono la testa con le loro storielle sulla Bestia Ancestrale e robe simili.
Mentre Aldebaran riprendeva fiato, seduta al riparo sotto una sporgenza rocciosa, io me ne stavo ritto in piedi sotto la pioggia.
Osservavo il mondo indistinto intorno a me, poi guardavo Aldebaran lisciarsi i capelli e strizzarli con espressione contrariata.
Chi è il più adatto alla vita in questo mondo? Io? O lei? Chi è il più forte, chi riuscirà a sopravvivere? E chi invece sta sbagliando?
Da quando abbiamo lasciato Aqua Nostrum Aldebaran non ha aperto bocca.
La tensione tra noi si è sicuramente allentata; probabilmente l'evento sbloccante è stato lo scontro con quell'uomo alla taverna.
Lei ora vorrebbe ringraziarmi, ma il suo orgoglio non glielo permette. E' scritto nel contratto, lo so. Ma avrei potuto fregarmene di lei... al diavolo il denaro e i patti, quando in gioco è la mia vita, che è più importante di quella di chiunque altro. E il pericolo era reale.
Ma a pensarci bene, Aldebaran non meritava di morire. Niente affatto.
E forse è stato questo pensiero a mettere in moto i miei muscoli.
Però ora mi sento stranamente euforico... proprio come dio. I preti dicono che l'Unico Dio ha potere di vita o di morte sugli uomini.. ed io, nel mio piccolo, ho provato questo stesso sentimento di onnipotenza quando ho salvato Aldebaran.
Potevo non farlo, potevo lasciarla morire. Il non aver permesso che questo accadesse mi mette in posizione di superiorità nei suoi confronti. Ciò mi basta. Non ho bisogno del suo "grazie".
"Direi di procedere" mi disse, la sua voce ferma e decisa che si innalzava sopra il frastuono della pioggia. La osservai alzarsi e incamminarsi verso i monti in lontananza, sparendo oltre il velo di nebbia.
Sempre con quella sua andatura eretta e decisa, e col suo sguardo fiero e fisso davanti a sè.
Vuoi affrontare la vita di petto, vero? Ma presto o tardi ti frantumerai.
Io uso le porte posteriori, per attraversare quell'anticamera della morte che chiami vita.
Presto o tardi, capirai che affrontare i pericoli a viso aperto non è la strada migliore per avanzare nella scala... ma forse non ti interessa il potere.
Forse vuoi solo soffermarti sui gradini, e ammirare il paesaggio circostante.

Kronall

DAL DIARIO DI ALDEBARAN:

Non vedo l’ora di incontrare la Strega Tracy. Il suo castello è bellissimo e sono certa che una persona che vive in un posto così bello non può essere di natura malvagia, contrariamente a quanto dice di lei la gente di Nortgarthen. Certo saprà farsi rispettare e tenere alla larga i curiosi, ma questo è un altro paio di maniche ed è soltanto saggezza non mescolarsi alle miriadi di stolti che popolano le contrade di Ashura.
Io però voglio conoscerla, e soprattutto non vedo perché non posso cercare di farmi ospitare da lei in quel favoloso castello. Sono bagnata marcia, ho freddo e sono pure affamata e non sogno altro che il tepore di un camino acceso, un bel bagno tiepido ed abiti asciutti e caldi.
Kronall può dire ciò che vuole e non starò a discutere con lui, proprio adesso che finalmente le cose tra noi paiono andare un poco più lisce.
Si, perché sono già passati due giorni dal momento della nostra precipitosa fuga da Aqua Nostrum. Due giorni di pioggia e di fatica, due giorni di fango e di freddo, due giorni di soste frugali e di rapide marce.
Piove da quando siamo partiti e se da una parte è un bene, perché il fango cancella le tracce del nostro passaggio, dall’altra è decisamente snervante dover camminare sotto questa pioggia sottile che bagna fin nel profondo delle ossa. Non è la prima volta che mi capita di farlo, ma ai tempi del circo c’erano almeno i carrozzoni che offrivano un precario riparo contro le intemperie e quanto meno non eravamo sempre costretti ad andare a piedi!
Durante il viaggio devo riconoscere che Kronall, seppur inflessibile, si è dimostrato per la prima volta quasi “umano”, cioè per quanto possa essere umano uno come lui, abituato a celare i suoi sentimenti persino a se stesso.
Non solo non mi ha più rinfacciato le mie presunte “colpe” per la precipitosa partenza da Aqua Nostrum, ma si è persino degnato di rivolgermi la parola abbastanza di frequente, contrariamente alle sue taciturne abitudini. E lo ha sempre fatto con l’educazione che mi deve secondo contratto, talvolta quasi con cortesia. Io per parte mia ho cercato di non disturbarlo più del necessario e non mi sono mai lamentata per le intemperie o per la durezza del cammino, non si sa mai con certa gente. L’ho ascoltato e gli ho risposto con educazione quando mi ha chiesto o spiegato qualcosa. Mi ha salvata da una brutta situazione, devo ammetterlo, ma non ho affatto dimenticato la parola che già due volte mi ha lanciato dietro quando credeva che io non lo udissi: quella parola definisce con estrema chiarezza ciò che pensa di me e dunque sotto il profilo umano non gli devo proprio nulla: ciò che ha fatto per me rientra nei termini del nostro contratto e fino a che le cose andranno così, meglio non stuzzicarlo neppure per dirgli grazie.
Oggi, quando da lontano abbiamo incominciato a scorgere il profilo del Picco di Iridians ammantato di nebbia, mi si è allargato il cuore al pensiero di un rifugio caldo e asciutto.
Ma Messer Kronall ha subito precisato che intende evitare quanto più possibile il castello perché potrebbe essere pericoloso. Inoltre, ha soggiunto, non crede vi sia per me nulla di interessante dal momento che colei che lo abita è di sesso femminile. E me lo ha detto con un risolino sfrontato che mi ha molto irritata, anche se, per quieto vivere ho preferito non ribattere.
Ma non intendo davvero piegarmi al suo volere questa volta.
Che lui rimanga pure a dormire sul nudo suolo di quella grotta puzzolente sulle pendici del Picco Iridians. Io, per parte mia, ho deciso di andare al Castello della strega e ci andrò, che a lui piaccia o meno!
Si è di nuovo infuriato quando gli ho detto che questa volta farò a modo mio e mi ha minacciata di andarsene e rescindere il contratto.
Gli ho risposto che non mi sembrava il caso di farne un putiferio e che ero certa di non correre alcun pericolo al castello.
“D’accordo – mi ha detto alla fine – Fai pure come ti pare, dal momento che non intendi ragioni… ma non aspettarti che io venga a tirarti fuori dai guai come ho fatto ad Aqua Nostrum! Se vai lassù, te ne assumi ogni responsabilità. E ricordati che io, tra un giorno al massimo, intendo partire di qua: chi c’è c’è e chi non c’è si arrangia!”
“Tra un giorno sarò qui! E stai tranquillo che me la caverò benissimo anche senza di te!”
Non ho aspettato di sentire la sua risposta, tanto so già che sarà il medesimo ritornello di sempre: la sua parola preferita quando parla di me!
Con una risatina, gli ho voltato le spalle e mi sono avviata lungo il sentiero che conduce al castello.

Aldebaran

DAL DIARIO DI KRONALL

Anno dei Nove 1232, Mese dell'Aquila Dorata, giorno settimo

Osservando la snella figura di Aldebaran allontanarsi tra la pioggia,non ho potuto fare a meno di pensare alla sua vita. La sua vita ai miei occhi appare come un'eterna tempesta: di emozioni, di avventure, di sentimenti. Lei non fa altro che camminare sotto la pioggia, e cercarsi un riparo... ora là , ora quà. Ma, sebbene lei sostenga il contrario, è il riparo a scegliere Aldebaran. Non so nulla del suo passato, ma non dev'essere stato idilliaco, come quello di tutti i disgraziati condannati a vivere in questo mondo e in questo tempo.
Cosi' ho pensato che, forse, lei riesce a trovare rifugio dalle sventure del suo passato infilandosi nei letti degli altri.
Ma sarebbe troppo riduttivo liquidare tutto cosi', con quattro parole..
Cosa nasconde, Aldebaran? Non posso certo credere che le piaccia davvero vivere cosi'.
Si sta nascondendo anche lei, come noialtri, oppure sta affrontando tutto nel modo più semplice e pericoloso?
Non è quesito facile. E al momento, ho altro a cui pensare.
Lei ha voluto fare di testa sua e ha deciso di recarsi a far visita alla sua amica strega. Stavolta ho deciso di non accompagnarla.
Naturalmente soltanto perchè sono ben conscio del fatto che questa "Tracy" non rappresenta alcun pericolo per lei... ma ho camuffato la cosa al mio solito modo, dicendole che non sarei mai entrato in un castello governato da una donna (e maga, per giunta).
Che chiacchierino pure di amanti e di sesso, le uniche cose di cui le donne si interessino al giorno d'oggi.
Aldebaran mi ha assicurato di tornare domani, e io le voglio credere.
Certo è che se al prossimo calar del sole non la vedrò arrivare, andrò a prenderla personalmente al castello e la trascinerò fuori per i capelli. Mi ha già messo nei guai una volta, e solo ora mi rendo conto di essere stato troppo permissivo con lei.
Di sicuro non me ne starò qui immobile come un'animale impagliato ad aspettare che Sua Altezza ritorni... ho deciso che farò un sopralluogo dei dintorni, per assicurarmi che non ci siano pericoli.
Devo essermi sbagliato, ma qualche minuto dopo la partenza di Aldebaran mi è parso di scorgere una figura, incurvata sotto il peso di un cesto o qualcosa di simile. La figura correva verso est ed è li' che mi dirigerò.
Forse quest'oasi non è cosi' deserta come tutti pensano, e forse c'è la possibilità di un guadagno extra per uno come me...

Kronall

DAL DIARIO DI ALDEBARAN

La strega Tracy è davvero una persona deliziosa e la sua dimora è a dir poco principesca.
Mi ha accolta a braccia aperte, anzi pareva quasi che mi stesse aspettando!
Infatti quando, fradicia di pioggia, ho finalmente raggiunto il castello, il ponte levatoio si è subito abbassato per richiudersi immediatamente dopo il mio passaggio. Dal portone spalancato una cascata di luce e di musica pareva invitare ad entrare.
Sono entrata esitante, intimidita dall’ampio androne con il suo lucido pavimento di marmo e l’ampia volta ogivale del soffitto, da cui pendevano tre enormi lampadari di cristallo in cui danzavano miriadi di fiammelle luminose.
Ma subito la stessa Tracy mi è venuta incontro e senza neppure lasciarmi il tempo di presentarmi mi ha detto che sapeva chi ero e che era felicissima di darmi il benvenuto nel suo castello.
Mi ha poi detto che avremmo avuto tempo di conoscerci e parlare, ma che per prima cosa mi dovevo togliere di dosso quegli abiti zuppi, farmi un bel bagno, mangiare un pasto leggero e fare una bella dormita.
Poi ha battuto le mani e quattro farfalle che svolazzavano intorno a lei si sono mutate in altrettante ancelle che subito si sono messe al mio servizio.
Mi hanno scortata in questa camera magnifica, riscaldata da un bel fuoco scoppiettante che mette allegria al solo guardarlo, poi senza una parola mi hanno spogliata dalle vesti bagnate e fatto segno di seguirle nella saletta attigua alla stanza, dove mi attendeva una tinozza ricolma di acqua tiepida e saponaria. Mi hanno aiutata a lavarmi e massaggiata con preziosi olii aromatici.
Poi mi hanno servito una deliziosa zuppa di verdure e dopo aver tolto i bracieri scaldaletto dal sontuoso letto a baldacchino, sorridendo si sono allontanate, lasciandomi sola.
Fuori continua a piovere, ma tra poco sarò avvolta da calde coperte e bianche lenzuola che profumano di lavanda.
Mi sento pulita e serena come non ero ormai da giorni.
Ora, avvolta in una vestaglia di seta, sorrido al mio volto riflesso nello specchio, mentre mi spazzolo i capelli che finalmente hanno riacquistato la loro consueta lucentezza dopo tutta quell’orribile pioggia!
Un piccolo pensiero si affaccia all’angolo dei miei occhi, come un tarlo fastidioso di vago rimorso: Kronall ha soltanto il nudo suolo per letto e quella gelida grotta come rifugio. So bene che lui stesso ha scelto di non accompagnarmi, ma so anche che se mi fossi mostrata meno arrogante, avrei forse potuto convincerlo a seguirmi in questa confortevole magione.
Quell’uomo ha il potere di mettermi a disagio e questo non mi piace. Mi sento costantemente esaminata e giudicata e so che anche quando non dice nulla, i suoi occhi continuano a scrutarmi quasi a volermi accusare di essere semplicemente ciò che sono. Per questo istintivamente mi metto in posizione di difesa tutte le volte che insorge tra noi una qualunque divergenza di opinioni.
So bene che, anche se lo pago profumatamente per farmi da guida, questo non mi da certamente la prerogativa di trattarlo dall’alto in basso poiché qualunque persona al mondo ha diritto a serbare la propria dignità, indipendentemente dal lavoro che svolge. Se solo non fosse sempre così chiuso e impenetrabile! Sicuramente, siamo partiti con il piede sbagliato, ma anche lui è un essere umano e chissà che brutte esperienze ha dovuto affrontare per diventare così... forse nessuno è mai stato gentile con lui quando era bambino. Non tutti sono fortunati come sono stata io che ho avuto un padre adottivo meraviglioso e tanto amore intorno a me!
Ora davvero mi dispiace saperlo al freddo, dopo tutta quella strada fangosa che insieme abbiamo affrontato. Certamente, è un uomo infaticabile e robusto e non sarà un po’ di pioggia a rovinarlo, ma qualche comodità non ha mai fatto schifo a nessuno!
Comunque, cosa fatta capo ha ed è inutile piangere sul latte versato. Cercherò in futuro di superare il mio disagio e di accettare che lui sia semplicemente ciò che è, esattamente come vorrei facesse lui con me.
Ora è tardi. Ho sonno e non vedo l’ora di provare quel bel letto morbido.
Ma… cos’è questo rumore? Bussano alla porta… e chi sarà mai a quest’ora?
Seccata domando chi è.
Mi risponde la voce concitata di un valletto.
“Mademoiselle… Miss Tracy vuole vedervi subito. Mi ha detto di dirvi che il vostro amico è in pericolo!”

Aldebaran
venerdì, 09 ottobre 2009

POWER PLAYERS: UNA SPECIE PROTETTA?

POWER PLAYERS: UNA SPECIE PROTETTA?

Tutti ne parlano, tutti li conoscono: eppure a quanto pare c'è un pò di confusione attorno a questo termine e a quelli ad esso correlati...
Quando ho iniziato a giocare (più di un decennio fa), l'appellativo 'Power Player' (PP) era da intendersi in senso ineluttabilmente dispregiativo: non c'erano vie di mezzo o giustificazioni, il PP era colui che mandava all'aria le sessioni, non si interessava dell'interpretazione, voleva tutti gli oggetti più potenti per sé, e via dicendo...
In pratica il PP non è un giocatore di ruolo, ma piuttosto un wargamer, perché interessato solo all'aspetto statistico del gioco.
Ora invece, sembra che le cose siano cambiate: con l'avvento della nuova generazione di GDR (e giocatori) si fanno sempre più distinzioni su distinzioni... il che é anche giusto, perché generalizzare non è mai una buona idea... ma ciò non significa che si debba far passare il nero per bianco.
In tempi non sospetti, su un noto forum italiano di GDR sono stato partecipe di una sgradevole situazione; non ricordo di cosa si parlasse, ma intervenni nella discussione sostenendo che i PP sono la rovina dei GDR e sarebbe molto meglio se non esistessero.
Questa affermazione (anche un pò ironica, per chi sa leggere oltre le semplici parole...) scatenò immediatamente la reazione di uno zelante Paladino della Giustizia che, in preda a fervori mistici e irradiato da pura luce divina, mi insultò dicendo che in pratica gli ricordavo Hitler (dandomi del razzista) e infilando nel discorso gli immancabili ebrei e omosessuali. Altre opinioni ovviamente fecero seguito a quella (ma più pacate), in uno strampalatissimo tentativo di difendere l'indifendibile...

Ora, al di là del cattivo gusto (per non dire imbecillità) di chi nei forum di GDR ama citare Hitler (un pò come citare Daniele Interrante in un forum dedicato ad Umberto Eco) e tirare in ballo omosessuali e minoranze razziali, ciò che mi ha colpito maggiormente fu lo scudo di difesa innalzato dai più per proteggere i PP: mi domando e dico, cosa c'è da proteggere?
Hanno forse paura che questa nobile 'razza' di giocatori di ruolo si estinga del tutto?
E perché fare distinzioni tra Power Players, Hack'n' Slash, Munchkin, e Vattelapesca?
Non si tratta sempre di gente che non sta giocando di ruolo, ma  giocando e basta (e spesso a discapito del divertimento degli altri membri del gruppo)?

Mi fanno poi ridere le frasi del tipo 'eh, ma tutti hanno diritto di giocare come a loro piace' (la scoperta dell'acqua calda)... vero, ma senza rompere le balle a chi vuole interpretare però!
E soprattutto senza ribaltare il significato di certe parole.
Almeno ammettere che i PP non giocano di ruolo, ci vuole tanto ragazzi??
Di certo non si può parlare di Gioco di Ruolo in quel caso: che ruolo stai interpretando, quando sei interessato solo a guadagnare PX, trovare la build e le combinazioni più potenti e deridere chi invece sceglie classi 'deboli' perché gli piace interpretare determinati ruoli?
Che lo si definisca Munchkin, Power Player o Eumate poco importa!

Come al solito, c'è tanta tanta ipocrisia... e ovviamente tanta voglia di prendersi sul serio, anche in un ambito come quello del Gioco di Ruolo.
I Power Players di certo non hanno bisogno di Paladini Difensori... nessuno vieta ad un gruppo di giocatori simili di formare un gruppo e divertirsi come più gli piace facendo a gara a chi sviluppa la build più potente, ma non parliamo di GDR ragazzi...

...e il Politically Correct lasciamolo a chi non ama dire le cose come stanno...


KRONALL
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categorie: fantasy, giochi di ruolo, forum, gioco di ruolo, dungeons & dragons, d&d , interpretazione
lunedì, 05 ottobre 2009

GDR: LE CATEGORIE DI GIOCATORI

GDR: LE CATEGORIE DI GIOCATORI

Riprendo come spunto di discussione un'altro articolo del mio amico Chris Tavares Dias, estratto dal sito www.serenadawn.com e da me tradotto.
Naturalmente si tratta di uno stimolo per avviare una discussione su una tematica che credo essere piuttosto interessante per un sito come il nostro in cui si gioca di ruolo in più modi diversi. Chris ha il pregio dell'ironia e la grande capacità di sdrammatizzare su argomenti che hanno scatenato accesissime dispute a fil di coltello in vari ambienti giocoruolistici: è proprio per queste sue qualità che ho scelto di riportare i suoi articoli anche nel nostro sito, perchè io credo che un pizzico di sano senso dell'umorismo sia un'ottimo modo per accostarsi a qualunque tipo di discussione.
Detto ciò, vi lascio alle parole di Dias e spero di leggere le vostre opinioni al riguardo, in modo da potervi aggiungere le mie ed avviare una discussione volta al reciproco scambio di idee.
Come sempre, le parti scritte in corsivo riguardano la diretta esperienza di Chris come master e giocatore, mentre quelle citate in "spoiler" sono storielle tratte da episodi REALMENTE accaduti nel corso delle giocate sperimentate dall'autore.


LE CATEGORIE DI GIOCATORI (Cosa aspettarsi)


MASSACRATORI:
Quasi tutti i giocatori incominciano la loro carriera come Massacratori. Se si comincia a giocare di ruolo con D&D è quasi una garanzia. Si sceglie una classe, se necessario si aggiunge un pizzico di magia, per poi uscire a fare del bene in un oscuro ed umido labirinto sotterraneo. Queste sono le classiche giocate “di spada e scribacchiata”. La personalità del personaggio è quasi inesistente - tanto si aspetta solo la prossima battaglia. Alcuni giocatori non si evolvono mai da questa fase e perfezionano la loro tecnica per trovare durante il gioco quante più armi possibili, tra le più perfette ed efficaci, e per apprendere le tecniche che permettono di servirsene al meglio.
Gli inesperti fanno squadra con altri novizi. Inserire un Massacratore inesperto in un gruppo di giocatori esperti di qualsiasi classe porta inevitabilmente al disastro. Il novizio incita l’esperto a creare un personaggio competitivo. La maggior parte dei novizi dei giochi AD&D sono Massacratori. Le giocate Mecha sono famose perchè permettono di distinguere rapidamente tra esperti e novizi novellini. Un Master che inserisca un nuovo Massacratore in una campagna orientata al combattimento dovrebbe assistere il Giocatore durante la fase di creazione del personaggio per aiutarlo ad ottenere un pg capace di competere con il resto del gruppo. Un Master che desideri una giocata orientata alla creazione di storie dovrebbe abbassare le sue aspettative quando ha a che fare con un gruppo di Massacratori. Deve solo continuare a fare arrivare avversari... almeno un combattimento per ogni sessione. Un Master esperto riesce a mantenere una buona storia, andando avanti con uno o due combattimenti a sessione. Assicuratevi che ricevano regolarmente ricompense. Senza esagerare, i Masters dovrebbero occasionalmente far trovare ai giocatori qualche nuova arma da aggiungere alle proprie.
Queste sezioni in corsivo si riferiscono ad episodi realmente accaduti durante la mia vita di giocatore di ruolo. I nomi di tutti gli altri personaggi e giocatori sono stati cambiati per tutelare la loro privacy... tranne naturalmente nel mio caso. Ho cominciato la mia vita di gioco come Massacratore in AD&D. Quando poi sono approdato ad altri modelli di gioco come Guerre Stellari e Robotech, ho cominciato a creare personaggi di maggior spessore e così la voglia di ricorrere alle armi è venuta meno. Ho giocato praticamente ad ogni gioco immaginabile. Per lo più mi univo ad una campagna, ma riuscivo a giocare soltanto poche volte. Una volta ad esempio, arrivai come Giocatore di Ruolo ma dato che quella era la mia prima incursione in GURPS, mi sono ritrovato il personaggio (un ex-poliziotto) crivellato dai colpi delle pistole dei cyberpunker. Dopo più di quattro mesi di cadute all’indietro nel gruppo, ho cambiato il mio personaggio e l’ho trasformato in un sicario che poteva fare a meno degli altri. La prima volta che un PG mi ha puntato contro la sua arma, ci siamo misurati sfoderando le nostre abilità di estrazione rapida. Mentre lui tirava fuori la sua pistola dal fodero, io tiravo indietro il tamburo della mia pistola davanti al suo cranio. Il gioco si esaurì un mese più tardi... ma io avevo avuto il mio momento di gloria.

GIOCATORI DI RUOLO
Di solito, dopo alcuni mesi - talvolta persino anni - di gioco, i Giocatori cambiano e scoprono che combattere risulta abbastanza monotono. Anche se si divertono ancora con la cara vecchia giocata di pistola o di spada, hanno voglia di creare un personaggio che abbia potenziali di crescita in tratti ed abilità non destinati al solo combattimento. Cercano di sviluppare e vivere una storia. La storia diventa prioritaria, in luogo della prossima battaglia. E’ nato il Giocatore di Ruolo. Il Giocatore di Ruolo potrebbe continuare con AD&D, ma abbastanza spesso, emigra verso esperienze più creative. Per molti, la serie di giochi del “Mondo delle Tenebre” prodotti da White Wolf ha una certa attrattiva. Perchè non unirsi ad un gioco che ha ribbattezzato il Master in “Raccontastorie”?
Non per discriminare tra i sessi, ma l’esperienza mi ha insegnato che gli unici Giocatori che incominciano la loro vita di gioco come Giocatori di Ruolo sono donne. Gli uomini incominciano con alcune abilità di ruolo secondario, ma per la maggior parte del tempo, non vedono l’ora di combattere per la prima volta. I Giocatori di Ruolo sono spesso esperti ma, diversamente dai Massacratori, i Giocatori di Ruolo novizi ed esperti riescono spesso a sincronizzarsi bene, dal momento che è sorprendentemente più facile creare un pg adatto al gioco di ruolo piuttosto che uno adeguato al combattimento.
Guardare un Master inesperto che guida un gruppo di Giocatori di Ruolo esperti è un vero spasso. Il Master è costretto a tacere quasi subito, soverchiato com’è dal costante dialogo tra i giocatori. In una giocata a finale aperto, i giocatori spesso vanno per la tangente, portando avanti i loro compiti e riassumendo la storia quando è pronta e finita. Un buon Master deve esser capace di anticipare questo ed evitare di farsi soverchiare come il Massacratore novizio di cui sopra. Quando un Master esperto trova un gruppo di giocatori di ruolo puri, è difficile che si abbiano brutte sessioni. I Giocatori di Ruolo non hanno bisogno di vittorie tangibili. Apprezzano quando un Master utilizza i lati più complessi del loro personaggio nel grande schema della campagna. Sono gratificati quando il loro personaggio ha l’opportunità di mettersi in evidenza. In queste giocate, il combattimento è un’eventualità, ma le battaglie non vengono imbastite ad ogni schioccar di dita. Questi giochi sono l’equivalente di un film di Indiana Jones rispetto ad un film di Steven Seagal. Diavolo! Quelli davvero ottimi sono i giochi dei Reservoirs Dogs, dove i giocatori non giocano quasi mai riferendosi al Master, a meno che non abbiano bisogno di farsi spiegare qualcosa, e la maggior parte delle azioni parte e si sviluppa tra gli stessi giocatori.
Derrick ed io sapevamo che nel gioco mech di Bill non serviva molto gioco di ruolo. Derrick ed io avevamo giocato di ruolo assieme per circa una decina d’anni rimanendo in questo schema. Ci capitava spesso di uscire dallo schema con i nostri personaggi nello stesso modo (a prescindere dal fatto che andassero o meno d’accordo). Anche da giocatori esperti, i nostri Mechs mostravano sempre una traccia di costruzione. Dopo due ore nella prima sessione, i nostri mechs si ritrovavano circondati da venti grossi marchingegni avversari che ci intimavano di arrenderci. La nostra semplice risposta scatenava una scarica di missili infuocati. Due ore più tardi, dopo una battaglia mech non stop, il mio mech e quello di Derrick erano appesi ad un filo. Io avevo perso tutto tranne una sola arma e Derrick aveva un mech moribondo sotto ai pugni del braccio smembrato di un mech avversario. Comunque, li sconfiggemmo. La giocata fu arrestata bruscamente. Il Master era convinto che ci saremmo arresi. La storia lo richiedeva... Bill non ci diede mai più fiducia, a me e Derrick. Eppure avrebbe dovuto saperlo dato che noi due avevamo già combattuto e vinto con le carte migliori in altre giocate.

MISTI
Quando hai utilizzato le migliori armi e le migliori magie ma sai anche quando non devi usarle, hai raggiunto l’apice del gioco di ruolo. I Misti sono giocatori che conoscono benissimo il loro gioco, sono in grado di dare il meglio ai loro personaggi aggiungendo anche una personalità vera e propria. Di solito questo è il massimo del divertimento perchè significa che costoro sapranno divertirsi qualunque cosa accada. Soltanto i giocatori esperti possono miscelare con successo la crescita di un personaggio e quella del combattente. Quando gli arbitri diventano giocatori, il risultato è spesso un misto. Ne ho incontrato alcuni nella mia vita; molti sono amici con cui ho giocato per anni.
Quando mi sono unito al gioco di Doug, avrei potuto creare un mech killer con un occhio chiuso ed entrambe le mani legate dietro alla schiena.Dopo tutto, un anno prima avevo creato Conestoga e costruito non meno di 20 diversi progetti per quel gioco. Il Sistema Mekton Technical era come una Bibbia e potevo citare le scritture tra le migliori. Mi piaceva anche giocare di ruolo e così cercai di dar vita ad una combinazione che funzionasse bene tanto in combattimento che sotto il profilo della personalità che mi premeva sperimentare.. un accidenti! Giocavo sempre il ruolo del bravo ragazzo... ma io volevo sperimentare per una volta tanto un cattivo. Gli altri giocatori avevano qualche esperienza ma il gruppo pativa parecchio non per un determinato conflitto ma per OGNI singolo conflitto di cui parlerò in un altra parte del mio saggio. Naturalmente durante i combattimenti, mentre i giocatori inesperti facevano brandire ai loro mech sei o sette pistole diverse (il primo segnale che rivela un novellino), io collezionavo più morti di tutto il resto del gruppo messo assieme. Fatto sta che la personalità del mio personaggio diventò impopolare e dato che la maggior parte del gruppo non riusciva a dissociare me dal mio personaggio, mi ritrovai sbattuto fuori entro tre mesi.

CATEGORIE SELEZIONATE
In un gruppo di Giocatori di Ruolo esperti, il Massacratore novizio può persino scoprire che le sue straordinarie abilità di attacco sono inferiori a quelle di giocatori che hanno giocato per tanto tempo e che sanno sfruttare le migliori combinazioni di armi ed abilità a tal punto che farebbero quasi invidia a Steven Seagal. Se un Master crea una campagna popolata da giocatori esperti, un Massacratore principiante è solitamente il più sottovalutato. Nel peggiore dei casi, il giocatore siederà in silenzio, incapace di far funzionare il suo personaggio e quando cominciano le battaglie, il giocatore vedrà che l’unico scopo nella vita del suo personaggio viene regolarmente surclassato dai suoi compagni che dominano la battaglia.
Un Master adatta la giocata al suo gruppo. Molti Giocatori di Ruolo, molto gioco di ruolo e l’utilità del Massacratore viene ridimensionata. Se c’è un solo Massacratore esperto in un gruppo di Giocatori di Ruolo, basta risvegliare quel giocatore quando incomincia una battaglia. Il personaggio si mette in azione ed agisce contro la minaccia praticamente da solo. Ora, se questa campagna è un racconto guidato, il Massacratore dovrà imparare ad adottare nuovi talenti se non vuole presto annoiarsi per la mancanza di eccitazione. I giocatori dilettanti di ogni tempo, in una giocata di racconto guidato popolata di Giocatori di Ruolo si trovano ad essere improvvisamente incapaci di capire e far fronte alle situazioni di gioco. I Master devon imparare ad aiutare i giocatori inesperti ma devono anche prestare attenzione. Molti Giocatori, se forzati ad inserirsi in una situazione che non comprendono, spesso tenbdono ad arrendersi e rinunciano. Più grande è il gruppo, più alta è la possibilità che uno dei giocatori non riesca a mantenersi al passo con gli altri.
Jack aveva partecipato alla mia campagna Terminals, senza parlar, per più di due ore. Derrick e James, immersi nei loro personaggi, controllavano in quel momento la stanza. La crisi esplose quando il figlio di Derrick controllava una flotta di non troppo gentili astronavi nemiche, e James riuscì ad uccidere il figlio di Derrick. Gli altri tre membri del gruppo cercarono di alleggerire la situazione. Io mi rivolsi a Jack e tentai di coinvolgerlo. Con le labbra quasi tremanti e gli occhi dilatati dal terrore, Jack rispose: “Non ho la più pallida idea di cosa devo dire.”
Nelle giocate ad episodi (serie di avventure in luogo di una lunga storia), un Master può calibrare ogni episodio per far si che vengano usate le abilità di un alcuni giocatori. Se accade il contrario ed un Giocatore di Ruolo esperto si unisce ad un mucchio di scannatori, il disastro incombe nei fossi, nel caso in cui la giocata tardi troppo a cambiar rotta. Capita abbastanza spesso che il pg venga identificato COME il carattere del giocatore e qualsiasi piccolo difetto del personaggio viene attribuito al Giocatore. Se il Giocatore di Ruolo esperto si unisce ad un gruppo di principianti, dovrebbe creare un tipo simpatico... seriamente; altrimenti rischia di essere buttato fuori dal gruppo perchè sta sulle scatole a tutti. Come per il Massacratore novizio che si unisce ad un gruppo di Giocatori di Ruolo, bisogna cercare di mettere a tacere la propria mentalità da Rambo e lavorare su qualche eccentricità del personaggio che non sia collegata alle armi. Può essere difficile, ma tentar non nuoce.
Joe era un Massacratore nella mia campagna Pathfinder, ma non era esperto. Aveva comprato tutte le sue armi dal Supplemento High Tech di GURPS. Tuttavia questo sistema prevedeva anche una soluzione tech proveniente da Ultra Tech (che era proprio del gioco My Pathfinder, prima che io modificassi il sistema di gioco per adattarlo alle mie esigenze). Quando Joe iniziò a tirar fuori le sue armi, faticando a mettere in vetrina tutto quello che doveva ostentare, lo prendemmo per un giocatore di ruolo esperto, Craig tirò fuori il suo laser a raggi x e triturò il nemico in pochi secondi. Presto fui costretto a riportare tutti al medesimo livello, purtroppo al ribasso, per pareggiare il terreno di gioco. Tuttavia, la campagna era di racconto guidato ed i combattimenti con armi da fuoco erano pochi e distanti l’uno dall’altro. Incoraggiai il personaggio di Joe, assegnandogli un bel dilemma: fare la spia. Quando il suo lato oscuro venne fuori, la mancanza di capacità di Gioco di Ruolo di Joe si rivelò fatale e anzichè cavarsela con eleganza o eventualmente far crescere il suo personaggio per comprendere la situazione critica dei suoi compagni, semplicemente li tradì, tirò fuori la sua pistola e cercò di scappare ...su un’astronave che era meno lunga di due campi di calcio messi insieme. Cinque contro uno... non era nemmeno tanto leale. Fu acciuffato e messo in cella. Nemmeno una volta cercò di scusarsi, cercando invece di escogitare nuovi modi per sabotare la nave spaziale. Mi scrisse note riguardo a quale dei suoi dispositivi aveva manipolato con l’esplosivo nel suo alloggio. Quando i Giocatori stagionati frugarono tra gli effetti personali di Joe, non si curarono neppure di esaminare quello che aveva: semplicemente buttarono fuori tutto nello spazio profondo. La sua astronave personale? Espulsa e gettata lontano, nel caso fosse anch’essa stata minata. Una volta disarmato, Joe divenne tranquillo e antisociale. Incapace di guadagnarsi nuovamente la fiducia del gruppo, abbandonò con quel personaggio. Più avanti Joe tentò con un nuovo pg. Diedi al gruppo il permesso di “intervistare” questo nuovo personaggio con discrezione: era il medesimo tipo di personaggio. Joe uscì dal gioco e non ne sentimmo più parlare. Il punto d’onore per me, che ha reso questo episodio tale da restare nel reparto delle “buone memorie”, fu che per quattro buone ore filate, riuscii a non fare altro se non guardare cinque giocatori di ruolo, completamente immersi nei loro personaggi, che andavano avanti a giocare senza alcun bisogno di input da parte del Master. Fu come liberare un uccello e vederlo volare!

ETA’
Semplicissimo: più vecchi sono, meglio sono. Sembrano proprio essere la massa critica del gioco di ruolo. Se sono sotto ai vent’anni, generalmente appartengono alla categoria dei Massacratori e pure inesperti. Tra i venti e i venticinque, la linea è un po’ sfumata. Dopo i 25, il rapporto si sposta in favore dei giocatori di ruolo. Ho incontrato pochi giocatori over 30 interessati al solo combattimento. Perchè? Non ho mai incontrato qualcuno che abbia incominciato la sua carriera di giocatore di ruolo a quell’età (a meno che l’anno non fosse il 1978 e che non si giocasse tramite mail a catena). Quasi tutti hanno incominciato da giovani ed hanno continuato tra i venti e i trenta. Certo ci sono eccezioni, ma poche. I giocatori più vecchi generalmente hanno più esperienza, ma la maggior parte di loro emigra verso un solido gioco di ruolo.
Come regola generale, avere un gap generazionale tra i giocatori di dieci o più anni è anticamera di guai. La rivalità è quasi garantita. I coetanei faranno squadra. Il Master dovrebbe essere uno dei giocatori più vecchi o per lo meno, non quello che potrebbe essere il figlio o la figlia di un Giocatore. I giocatori più giovani vengono presto surclassati. Questo è particolarmente vero se il giocatore giovane è in minoranza. Se il giocatore più vecchio è solo, può essere emarginato, ma può almeno tentare di amalgamarsi con qualche speranza di successo. Raramente risulta efficace se le parti sono invertite.
Quando giocavo al gioco fantasy di Martin, ero tra quelli di età prevalente, tra i venti e i trent’anni. Ci conoscevamo tutti tra di noi e giocavamo bene di ruolo. La preoccupazione venne quando si unirono a noi altri tre giocatori. Eravamo nettamente divisi a metà: tre di noi avevano circa 25 anni, mentre altri tre ne avevano circa 18. Le linee di demarcazione erano nette. Non siamo mai arrivati a litigare durante il gioco, ma ogni qual volta uno dei giocatori più anziani si annoiava, non rivolgeva mai il suo sarcasmo a nessuno degli altri giocatori più anziani. L’esperienza viene con l’età. Jason ed io giocavamo in un gioco Cyberpunk con altri tre tipi molto più vecchi, sopra i trenta. Due di loro erano laureati. Inutile dire che il Master non cercò mai di tirarli giù e neppure di mantenere noi altri sullo stesso livello. Potete immaginare chi prendesse la maggior parte delle decisioni in quel gioco...
postato da AshuraFantasy alle ore 14:05 | link | commenti (5)
categorie: giochi di ruolo, gioco di ruolo, dungeons & dragons, master, d&d , ad&d, advanced dungeons & dragons
lunedì, 28 settembre 2009

IN VIAGGIO PER LE OASI - CAPITOLO 6

IN VIAGGIO PER LE OASI - CAPITOLO 6

DAL DIARIO DI ALDEBARAN


Mi rendo conto che la convivenza obbligata con questo individuo che ho scelto come guida si prospetta molto più difficile di quanto non mi fossi aspettata!
Sono solitamente molto disponibile al rapporto umano, ma costui è una ghiacciaia vivente e non mi è mai capitato di incontrare prima d’oggi un individuo tanto ottuso ed ostinato.
Oggi sono stata davvero sul punto di esplodere, quando si è nuovamente permesso di deridere uno dei luoghi più sacri della mia Oasi. Avrei proprio voluto graffiargli quella sua bella faccia di marmo!
Per fortuna sono riuscita a controllarmi: la sacralità del luogo in cui ci troviamo non consente esplosioni di violenza incontrollata, a meno che naturalmente non si sia disposti ad affrontarne le conseguenze. Conosco i folletti e so bene come si comportano, in certe circostanze. Sono creature allegre e i loro dispettucci sono fastidiosi, ma innocui, però sono permalosi e non tollerano di essere disturbati, anche se solitamente si limitano a spaventare i viaggiatori per indurli a stare alla larga dai loro boschi. A chi transita nel loro territorio senza esserne stato invitato, al massimo può capitare di graffiarsi con rovi spostati ad arte da piccole mani burlone, o di inciampare in qualche radice che altro non è che un piedino invisibile. Talvolta, a qualcuno che si dimostri particolarmente irriguardoso nei confronti del bosco, può capitare di smarrire oggetti o di udire intorno a se bisbigli inquietanti o suoni raccapriccianti.
Su poche cose i folletti non scherzano e non tollerano scherzi, ma una di queste è il Culto dei Trapassati; sono certa che diverrebbero molto pericolosi se qualcuno osasse violare i luoghi dove giacciono le spoglie mortali dei loro antenati! E questo cittadino idiota stava per farlo!
Forse avrei dovuto tacere e lasciarlo dormire dove voleva, limitandomi a fare quello che poi alla fine ho fatto, allontanarmi e sistemarmi al limitare del boschetto di alberi blù. Ma siamo ancora all’inizio del viaggio ed ho bisogno dei servigi di costui, per questo mi sono sentita in dovere di avvertirlo.
Che poi, a ben pensarci, ha fatto tanto il gradasso dicendo che era stanco e che non si sarebbe mosso di là, per poi camminare per la medesima distanza che ho percorso io e sistemarsi sul Ponte, scomodissimo in mezzo a quelle acque gelide, e probabilmente anche stanotte dormirà malissimo.
Almeno non ha profanato le sepolture con la sua presenza. Davvero mi fa quasi pena quest’individuo, che pare tanto sicuro di se, ma che alla fine dei conti deve aver paura persino della sua ombra.
Poteva però risparmiarsi quella parola: sa bene qual è il mio mestiere e lo so anch’io… e se non fosse per quel mestiere, non sarei qui a pagare a caro prezzo i servigi di un simile cafone!

***

Ho deciso di non parlargli proprio. Cammino in silenzio e osservo il paesaggio, peraltro incantevole, che attraversiamo.
Quando dovrà comunicarmi qualcosa, suppongo che lo farà, ma nel frattempo preferisco il suono della mia stessa voce che così bene si fonde con il sussurro del vento o con lo stormire dei rami.
Canto e cammino, cammino e mi guardo intorno, meravigliata dalla maestosa regalità di queste montagne. Indubbiamente mi piacerebbe sapere qualcosa di più dei luoghi che stiamo attraversando, ma non voglio abbassarmi a parlare con quello straffottente individuo, a meno che non sia strettamente indispensabile, e la mia curiosità può aspettare: siamo ancora abbastanza vicini alla mia Oasi e nulla mi impedisce di tornarci, una volta terminato questo viaggio: sono certa di poter trovare una guida più loquace, e soprattutto più simpatica di costui, con cui condividere il piacere di un’escursione in questi luoghi.


Però, a ben pensarci, è anche un po’ colpa mia, se abbiamo cominciato così male: solitamente non sono così altezzosa come sono stata con lui fin dal primo momento che ha messo piede all’Oasi della Musica Perenne. Sicuramente non ero del mio umore migliore, dopo averlo atteso così a lungo, e soprattutto non sono abituata a pagare a così caro prezzo i servigi di un uomo: solitamente avviene il contrario.
Dentro di me mi sono ripromessa di mostrarmi meno arrogante quando in futuro torneremo a scambiar parole, perché è chiaro che prima o poi questo avverrà: il viaggio è lungo e talvolta le parole sono proprio indispensabili!

***

Sono una sciocca. Chissà perché pensavo di meritare quanto meno un poco di rispetto da parte di costui?
In fondo, erano questi i termini del nostro accordo: io lo avrei pagato profumatamente, ma lui mi avrebbe guidato e riferito le informazioni di cui ho bisogno, trattandomi con educazione e cortesia.

Abbiamo passato tre giorni in completo silenzio: non l’ho disturbato e lui si è limitato a camminare davanti o alla retroguardia, segnando i tempi del nostro cammino con le sue azioni, senza mai profferire verbo. Quando era il momento di fare una sosta, si limitava a fermarsi e ad appoggiare al suolo armi e bagagli.
Ha pensato a tutto lui e non mi posso davvero lamentare della sua efficienza: alla sera accendeva il fuoco con la legna che lui stesso raccoglieva. E cucinava le prede che era riuscito a catturare durante il giorno. Talvolta, imitando i suoi gesti, l’ho aiutato a raccoglier legna o a ravvivare il fuoco. Non mi ha mai dovuto parlare, neppure per svegliarmi al mattino, poiché ero io che mi allontanavo dall’accampamento al primo albeggio per espletare i miei bisogni fisiologici e per lavarmi nei gelidi corsi d’acqua vicino ai quali ci siamo accampati. E quando tornavo, riattizzavo il fuoco, così che fossero i sensi attenti di lui ad accorgersi del cambiamento, richiamandolo dal sonno.
Ho sentito spesso il peso dei suoi occhi fissi su di me. Sono abituata agli sguardi degli uomini e so cosa pensano quando mi guardano. Ma ero consapevole che lui non mi guardava come solitamente fanno gli altri uomini: in realtà, più che guardarmi, mi scrutava… e sono certa che mi stava esaminando, come per valutare qualcosa che non lo dovrebbe affatto riguardare!
L’ho lasciato stare e non gli ho detto niente; non gli ho neppure ricordato i termini del nostro accordo. Speravo con il mio silenzio, di farmi perdonare l’arroganza dei primi momenti e credevo quanto meno di aver guadagnato un pizzico di umano rispetto.

Ma mi sbagliavo. E me lo ha rivelato il tono delle sue prime parole, non appena ha deciso di pronunciarle.
Non sono qui per spennare polli, e lui lo sa bene, poiché se fossi una che vive spennando polli non avrei certo avuto bisogno di farmi a mia volta spennare da lui con le sue esorbitanti pretese! In questo viaggio, l’unico che ne avrà un guadagno economico immediato è proprio lui, e sarò io stessa a foraggiarlo. E sa bene che non intendo esercitare fin d’ora la mia professione, ma soltanto adocchiare i futuri possibili clienti che naturalmente tornerò a visitare per conto mio.
E’ evidente il suo disprezzo per la mia professione. Ma lui, che per denaro ha accettato di essere la mia guida ed il mio informatore, non si prostituisce forse almeno tanto quanto me?
So che lo ha detto apposta, per insultarmi, ancora una volta. So che non dovrei sentirmi ferita, perché lui non ha nessun diritto di giudicarmi e soprattutto perché sono io che pago e dovrei semplicemente limitarmi a ricordargli di stare al suo posto e quali erano le clausole da me esplicitamente indicate a fronte del suo ingaggio.
Ma ci sono rimasta talmente male che la voce mi si è strozzata in gola. Sono riuscita a dirgli solo che era una buona idea e poi non ho potuto far altro che lasciare che le lacrime, che bussavano prepotenti alle porte delle mie palpebre, trovassero la strada di un pianto silenzioso. A Almeno IO sono un ESSERE UMANO!

***

Aqua Nostrum: finalmente son tornata a vedere facce di persone umane.
Finalmente ho ricevuto parole di saluto e sorrisi cortesi.
E’ chiaro come il sole cosa vorrebbe da me la maggior parte degli uomini che abbiamo incontrato stamattina, eppure quei loro lascivi sguardi e quei loro modi untuosi hanno avuto il potere di restituirmi il buon umore: avevo davvero bisogno di ritrovare un poco di fauna umana.
Sono stata contenta di restituire sorrisi e saluti; sono stata lieta di ritrovare parole normali, dopo il teso silenzio ed il disprezzo del mio accompagnatore.Ad un certo punto, ho avuto la netta impressione che persino Kronall cominciasse a realizzare che sono una donna attraente. Si vede che lo specchio degli sguardi altrui gli ha rimandato l’immagine di un subconscio che il suo gelido autocontrollo generalmente rifiuta di lasciar emergere.
Ma è stato soltanto un attimo fugace. Poi ho percepito la rabbia che rapidamente montava.
So bene che avrebbe voluto darci un taglio con tutti quei salamelecchi, ma io mi stavo troppo divertendo a fargli notare con i fatti che non ho certo stampato il mio mestiere in faccia e che, al contrario di lui, la gente conosce ancora le buone maniere!
Davvero però non mi sarei mai aspettata che Kronall a un certo punto affrettasse il passo e mi mollasse da sola, in mezzo a quei giovanotti un po’ più intraprendenti degli altri!
Ero furibonda quando alla fine sono riuscita a liberarmi garbatamente di loro e mi sono ritrovata senza sapere dove andare! Fortunatamente, non sono una che si perde d’animo e chiedendo di qua e di là, ho potuto rintracciare la taverna in cui aveva preso alloggio.
Sono salita nella camera che ha preso e gli ho detto con estrema freddezza che era venuto meno ai patti e che, se voleva vedere i soldi pattuiti alla fine della storia, non doveva mai più permettersi di agire così. Poi l’ho avvertito che sarei andata di sotto a mangiare qualcosa. Ha ancora avuto la sfacciataggine di domandarmi se avevo fatto nuove amicizie. Gli ho risposto che erano affari mie. Mi ha vagamente minacciata affermando di essere un uomo, a differenza di quelli che solitamente mi fretuentano. Gli ho risposto che quelli forse sono molto più uomini di lui. Poi sono uscita sbattendo la porta.
Da dietro all’uscio chiuso, mi ha inseguita ancora una volta il suo insulto!
Dovrò chiarire anche questo prima o poi: o Kronall mi tratta con l’educato rispetto previsto dal contratto oppure si scorda i soldi che mi ha chiesto. Valuterò a fine viaggio se ha davvero ottemperato al contratto; in ogni caso, certe parole farà meglio ad usarle quando parla di sua madre o di sua sorella!
Però, adesso non siamo nel luogo adatto per affrontare certi discorsi. Percepisco intorno troppe orecchie indiscrete e temo di avere già dato fin troppo nell’occhio. Spero solo che pensino ad un litigio di coppia: devo giocarmi bene questa carta, giù di sotto.

***

Siamo di nuovo in viaggio. Anzi, farei meglio a dire in fuga.
Sapevo che l’alterco con Kronall non era passato inosservato, ma quando sono scesa al piano di sotto, ho cercato di darmi un contegno e con una vocina triste e gentile ho chiesto all’oste di farmi sedere ad un tavolo e di portarmi qualcosa da mangiare, dicendogli che mio “marito” era molto stanco e preferiva coricarsi presto.
“Già dicono tutti così… - ha commentato lui facendomi l’occhiolino con aria di intesa – ma credetemi, se io fossi vostro marito, mi guarderei bene dal lasciar sola un fiorellino come voi… sono convinto che faranno a gara per farvi compagnia! Potreste sedervi ad esempio laggiù, al tavolo di Monsignor Paulus e dei chierici Boars: sono sant’uomini della Chiesa di Aan e con loro la vostra virtù non corre rischio.”
Gli ho risposto seria che preferivo restare sola e non ero dell’umore più adatto per conversare con qualcuno. Così mi ha fatto sedere ad un tavolo appartato, proprio come volevo io per poter osservare senza farmi troppo notare.
Però non ho potuto impedire a quell’artigiano di sedersi al mio stesso tavolo, dato che, in locande di questo genere, è d’uso che ciascun avventore sieda dove trova posto.
Era un omone grande e grosso, piuttosto loquace e si è subito presentato come il fabbro del villaggio.
Naturalmente ho cercato di mostrarmi educata e di non guardarlo mai direttamente in faccia, così come si addice ad una dama bene educata e virtuosa.
Però quello aveva voglia di chiacchierare e per educazione non ho potuto fare a meno di rispondergli garbatamente, anche se ho subito precisato che mio “marito” non stava bene e mi aspettava in camera al piano di sopra.
Il tipo si è detto dispiaciuto e devo dire che sembrava abbastanza rispettoso. Però ha continuato a parlare per tutta la durata del pasto e mi ha raccontato un sacco di storielle simpatiche. Quando ho finito di mangiare, mi sono alzata e l’ho salutato dicendogli che andavo a raggiungere mio “marito”.
Però non avevo voglia di rivedere subito la faccia di Kronall e così ho pensato di fare due passi, tanto per lasciar trascorrere un po’ di tempo. Non pensavo che quel tipo mi avrebbe seguita per aggredirmi nel primo vicolino buio!
Mi ha presa alla sprovvista e mi ha gettata a terra.
Era più forte di me di un bel po’ e sicuramente mi avrebbe fatto la festa in malo modo, così ho finto di essere consenziente e gli ho detto che era da molto tempo che non sentivo su di me un uomo tanto virile. Questo lo ha subito rabbonito e mi ha dato il vantaggio, mentre fingevo di spogliarmi languidamente per lui, di poter prendere lo stiletto che tengo sempre sotto alla gonna agganciato alla giarrettiera. L’ho colpito a bruciapelo, senza prendere la mira: l’ho beccato dalle parti dell’occhio sinistro, ma non sono certo rimasta lì ad osservare quanto profonda fosse la ferita che gli ho inferto.
Mi sono precipitata di corsa alla taverna, entrandovi giusto a tempo per vedere la faccia irosa di Kronall che era evidentemente sceso a cercarmi.
Per la prima volta ho provato un certo piacere nel vederlo, poiché quando il tipo, la cui ferita non doveva poi essere tanto grave, mi ha raggiunta, le cose si sarebbero sicuramente messe molto male per me, se non fosse stato per la pronta ed efficace reazione della mia guardia del corpo. Quel cretino dell’oste, invece di aiutarmi, mi sa tanto che avrebbe finito per dare manforte al tipastro, oppure avrebbe chiamato le guardie, così come in effetti ha fatto non appena Kronall è intervenuto per difendermi.
Naturalmente, non ho fatto alcuna obiezione quando mi ha trascinata via, dicendomi che era ora di levare le tende. Grazie a lui, me la sono cavata a buon mercato, con quei pochi graffi.
Forse dovrei ringraziarlo, ma sinceramente non ne ho voglia, anche perché se lui si fosse comportato come da contratto, molto probabilmente avremmo cenato insieme e non sarebbe accaduto nulla di tutto questo. E poi, in fin dei conti, è la prima volta che fa qualcosa di serio per guadagnarsi l’esorbitante cifra che vuole estorcermi.

ALDEBARAN